Provinciali, il Vietnam del centrodestra. Ubertini: "Battistoni è lo sfascista di tutto"
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Le elezioni provinciali erano state presentate da diversi esponenti del centrodestra viterbese come l'occasione per rimettersi in carreggiata e invece sono diventate l'ennesima occasione di scontri e frantumazioni.

Provinciali, il Vietnam del centrodestra.  E’ spaccatura dentro Forza Italia, due anime nella stessa casacca azzurra. E così va in pezzi l’idea di un cantiere politico per restaurare un progetto politico comune. Da una parte i commissari provinciali Claudio Ubertini e Francesco Urbanetti, che hanno puntato all’unità di tutta la galassia post berlusconiana. Dall’altra Francesco Battistoni, che lamenta di essere stato messo da parte e coinvolto solo a cose fatte (da leggere: a candidato presidente d’area scelto), e i suoi. Quel Francesco Battistoni che, a detta di Ubertini è “lo sfascista di tutto”.

L’ex consigliere regionale forzista, stando a quanto trapelato, avrebbe puntato a smontare tutto il lavoro tessuto dai commissari provinciali del partito. Fino ad arrivare a tentare di mettere in discussione la stessa candidatura a presidente del sindaco di Tuscania Fabio Bartolacci. Quel Bartolacci con cui si è incontrato nella giornata di ieri. “Brava persona, mi sta anche simpatico”; ha commentato Battistoni a Sbottonati su Radio Verde.

Sta di fatto che dopo gli incontri di mercoledì e ieri tra Forza Italia, Nuovo Centro Destra e Fratelli d’Italia non è stato raggiunto l’obiettivo fissato: una lista unica per il consiglio provinciale. Una lista forte, con tanti sindaci e figure rappresentative. Una lista con spazio anche per uomini considerati vicini a Battistoni come Piero Camilli (sindaco di Grotte di Castro) e Sandrino Aquilani (Vetralla). Il banco però è saltato, non c’è la sintesi. Ergo, salvo ripensamenti dell’ultimo minuto, il centrodestra affronterà le provinciali diviso in due liste per il consiglio: una che unisce un pezzo di Forza Italia, Ncd e Fdi e l’altra di “battistoniani”.

Queste votazioni particolari, dove a scegliere la nuova guida di Palazzo Gentili non saranno i cittadini ma gli amministratori (sindaci e consiglieri) dei sessanta comuni della Tuscia, erano state apparecchiate come occasione di riorganizzazione interna. Momento importante per costruire un laboratorio politico da cui ripartire per ritornare a essere forti sul territorio. Dell’invincibile armata del centrodestra viterbese invece non restano che macerie.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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