
Fabio Bartolacci se ne sta tranquillo nel suo ufficio da sindaco a Tuscania. Tra una manciata di ore i grandi elettori, sindaci e consiglieri dei sessanta comuni della Tuscia, si recheranno a Palazzo Gentili per esprimere il proprio voto.
La sfida per la presidenza vede coinvolto il numero uno di Tuscania contro il suo omologo di Tarquinia Mauro Mazzola. Ma è una competizione elettorale che appassiona poco. E’ lo stesso Bartolacci a confessarcelo, senza peli sulla lingua. “Chiunque andrà a vincere sarà una sorta di notaio, chiamato ad accompagnare verso lo scioglimento l’ente”, scandisce bene il sindaco.
I numeri danno per scontata la vittoria di Mazzola. Il centrodestra ha perso troppi comuni, compreso il pesantissimo (per effetto del voto ponderato) capoluogo. Del’invincibile armata capace di fare sfaceli degli avversari politici è rimasta l’ombra. Ma è proprio questa la sfida del centrodestra, spargersi la cenere sul capo e ripartire. E Bartolacci ha offerto la sua persona politica proprio per iniziare a ricostruire qualcosa. ”Credo che abbiamo già ottenuto un risultato – commenta Bartolacci -. Abbiamo messo insieme il grosso del centrodestra viterbese, facendo ragionare sullo stesso tavolo Forza Italia, Nuovo Centro Destra e Fratelli d’Italia. Presto il centrodestra, per effetto della nuova legge elettorale, sarà obbligato a ragionare su un partito unico. Qui nel Viterbese abbiamo iniziato il lavoro”. Mi aspetto di confermare i voti che abbiamo sul territorio a livello di realtà comunali che governiamo”.
Per il 3 maggio conta di prendere i voti degli amministratori di centrodestra. Confida anche che i “battistoniani” si esprimano anche sulla presidenza. Infine coltiva un’ulteriore speranza: “Mi auguro che i consiglieri votino in base alla propria appartenenza culturale e non secondo le indicazioni di partiti e movimenti. Spero che vinca questo tipo di libertà, utile anche per costruire una guida dell’ente di via Saffi positiva”.


















