Il centrodestra riparte da Bartolacci
Fabio Bartolacci
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Scontata la sconfitta al voto del 3 maggio per Fabio Bartolacci. Per piegare il braccio di Mauro Mazzola sarebbero necessari tantissimi cambi di fronte. Ma da questa candidatura condivisa, tranne che dai "battistoniani", passa la ricostruzione del centrodestra viterbese.

Fabio Bartolacci se ne sta tranquillo nel suo ufficio da sindaco a Tuscania. Tra una manciata di ore i grandi elettori, sindaci e consiglieri dei sessanta comuni della Tuscia, si recheranno a Palazzo Gentili per esprimere il proprio voto.

La sfida per la presidenza vede coinvolto il numero uno di Tuscania contro il suo omologo di Tarquinia Mauro Mazzola. Ma è una competizione elettorale che appassiona poco. E’ lo stesso Bartolacci a confessarcelo, senza peli sulla lingua. “Chiunque andrà a vincere sarà una sorta di notaio, chiamato ad accompagnare verso lo scioglimento l’ente”, scandisce bene il sindaco.

I numeri danno per scontata la vittoria di Mazzola. Il centrodestra ha perso troppi comuni, compreso il pesantissimo (per effetto del voto ponderato) capoluogo. Del’invincibile armata capace di fare sfaceli degli avversari politici è rimasta l’ombra. Ma è proprio questa la sfida del centrodestra, spargersi la cenere sul capo e ripartire. E Bartolacci ha offerto la sua persona politica proprio per iniziare a ricostruire qualcosa. ”Credo che abbiamo già ottenuto un risultato – commenta Bartolacci -. Abbiamo messo insieme il grosso del centrodestra viterbese, facendo ragionare sullo stesso tavolo Forza Italia, Nuovo Centro Destra e Fratelli d’Italia. Presto il centrodestra, per effetto della nuova legge elettorale, sarà obbligato a ragionare su un partito unico. Qui nel Viterbese abbiamo iniziato il lavoro”.  Mi aspetto di confermare i voti che abbiamo sul territorio a livello di realtà comunali che governiamo”.

Per il 3 maggio conta di prendere i voti degli amministratori di centrodestra. Confida anche che i “battistoniani” si esprimano anche sulla presidenza. Infine coltiva un’ulteriore speranza: “Mi auguro che i consiglieri votino in base alla propria appartenenza culturale e non secondo le indicazioni di partiti e movimenti. Spero che vinca questo tipo di libertà, utile anche per costruire una guida dell’ente di via Saffi positiva”.

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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