Provinciali: il centrodestra perde pezzi. L'Udc partecipa a metà: vota, ma non si candida
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Altro che unità, nel centrodestra dopo la spaccatura in Forza Italia, la candidatura di Scarnati col centrosinistra e l'astensione dei consiglieri di ispirazioni leghista, si perde un altro pezzo

Altro che unità, nel centrodestra dopo la spaccatura in Forza Italia, la candidatura di Scarnati col centrosinistra e l’astensione dei consiglieri di ispirazioni leghista, si perde un altro pezzo: è quello dell’Udc e di quel che ne resta. “Nessun accordo programmatico: alle prossime elezioni provinciali l’Udc voterà, ma non parteciperà con propri candidati”. È il comunicato scritto dal coordinamento provinciale, anche se tracciare i confini del partito ad oggi non è facile.

Ne facevano parte tempo fa, ad esempio, anche Gianmaria Santucci, oggi consigliere indipendente di opposizione a Viterbo, Maurizio Tofani, civico capolista nella lista per Mauro Mazzola (centrosinistra), Felice Casini, consigliere provinciale di maggioranza (centrodestra), ma anche Francesco Bigiotti. “Avendo amministratori locali che sono sia in maggioranza, sia in opposizione, chi con il centrodestra chi con il centrosinistra, abbiamo deciso di non fare alcun tipo di accordo programmatico. In questa decisione ha anche influito il momento particolare che sta attraversando il centrodestra, sia a livello nazionale che a livello locale”.

Si tratta di un ulteriore pezzetto di centrodestra che, in parte in questo caso, se ne va. L’intenzione di riunire la galassia ex-Pdl per queste provinciali in vista delle consultazioni comunali del prossimo anno sta trovando non poche difficoltà. Sono della partita Fratelli d’Italia, Nuovo Centrodestra e parte di Forza Italia. Poi le defaiance: nelle settimane scorse infatti erano state prima Lega Federalista e poi Unione della Tuscia a dire no alla tornata, poi la spaccatura interna a Forza Italia e la candidatura di Mario Scarnati, sindaco di centrodestra di Fabrica di Roma, per Mauro Mazzola. L’Udc chiude auspicando “un ricongiungersi delle aree popolari e moderate” anche nella provincia di Viterbo.

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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