Provinciali, il centrodestra lavora sull'unità
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Il primo obiettivo da centrare per il centrodestra è l'unità di tutte le forze della galassia post berlusconiana. Tutte le forze dell'area si sono incontrate sabato scorso ed entro giovedì al massimo contano di tirare fuori il candidato unitario.

Provinciali, il centrodestra tenta la quadra per un candidato unitario. Sabato si è tenuto un incontro tra tutte le forze di centrodestra. Presenti rappresentanti di Forza Italia, Nuovo Centro Destra, Fratelli d’Italia e Udc. Non c’è ancora un nome per la presidenza, l’incontro della scorsa settimana è stato dedicato esclusivamente a un tema: ritrovare una rotta comune.

L’obiettivo della galassia post berlusconiana è quello di ricostruire un sentimento e un percorso comune, anche perché separatamente non è ipotizzabile centrare obiettivi. La partita delle provinciali è tutta in salita e, salvo colpi di scena dell’ultimo minuto, già segnata a favore di quello che sembra essere il candidato unico del Partito Democratico Mauro Mazzola, al secolo sindaco di Tarquinia.  Ma le forze di centrodestra vogliono cogliere l’occasione per mettere in piedi un laboratorio politico dove allevare la rinascita.

Le intenzioni ad andare a braccetto ci sono tutte. In settimana si sono dati di nuovo appuntamento e tra mercoledì e giovedì dovrebbero aver messo nero su bianco il proprio schema di gioco su Palazzo Gentili. Non si è parlato dei possibili candidati alla carica di presidente. Sono infatti poche le carte che questa parte di mondo politico può effettivamente giocarsi alle provinciali. I sindaci “buonI”, quelli che non vanno a rinnovo sono essenzialmente Piero Camilli da Grotte di Castro, Sergio Caci da Montalto, Fabio Bartolacci da Tuscania e Paolo Equitani da Bolsena. Poi ci sono gli attuali consiglieri provinciali, anche questi candidabili secondo quanto stabilito dalla riforma Delrio.

A metà settimana avremo il nome.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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