
Calma apparente dentro la scena politica viterbese. A un pugno di giorni dal voto del 3 maggio per le provinciali è calato il silenzio e si sono smorzati gli screzi. Ma non è vera pace, come sempre accade in politica. Anche questa tornata elettorale, per quanto anomala, contiene una resa dei conti. Una “pesata”.
La vittoria del candidato Mauro Mazzola è il dato scontato. Il centrodestra, per giunta diviso in due tronconi, non ha i numeri per incidere. Ma la vera partita non riguarda il vertice che guiderà per i prossimi quattro anni Palazzo Gentili. L’interesse vero è per come si andrà a chiudere la partita della composizione del consiglio.
12 le poltrone da riempire. Al centrodestra dovrebbero andare, in virtù del voto ponderato – che dà diverso peso, a seconda della popolosità del comune di appartenenza ai grandi elettori: sindaci e consiglieri comunali – e della situazione che si è venuta a delineare dovrebbero andare 4 consiglieri: 3 a Centrodestra Unito e uno ai “battistoniani”.
L’incognita vera è nell’area del centrosinistra, dove a contendersi i seggi sono la lista del Partito Democratico e quella dei ‘Moderati e Riformisti’. E’ sotto questo confronto che si annidano i contrasti politici veri e che si gioca anche l’equilibrio politico sul comune capoluogo.
La lista dei ‘Moderati e Riformisti’, di chiara matrice “fioroniana”, attiva un braccio di ferro dentro il Pd stesso. Essendo Fioroni uno dei big locale dei democratici. L’obiettivo a cui i moderati possono ambire è quello di 2 consiglieri, che confinerebbe la lista Pd a eleggerne 6. L’obiettivo del Pd è invece quello di raggiungere quota 7, lasciando con un solo consigliere i moderati.
Proprio in virtù di questa guerra fredda all’interno dei democratici è fortemente ipotizzabile una resa dei conti subito dopo il voto del 3 maggio. Resa dei conti che ha nel Comune di Viterbo il suo campo di battaglia, ma anche nel partito stesso.


















