Provincia verso il default: così da marzo non potrà pagherà gli stipendi. Possibili 200 esuberi
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Il presidente della provincia Marcello Meroi batte i pugni sul tavolo e i dipendenti dell'Ente occupano il Consiglio.

“A marzo la Provincia fallirà e non avrà più i soldi per erogare servizi, né per pagare gli stipendi”. È la situazione che il presidente Marcello Meroi ha evidenziato questa mattina nell’ambito di una conferenza a cui hanno partecipato alcuni sindaci della Tuscia, i dirigenti scolastici degli istituti di secondo grado, le rappresentanze studentesche, le associazioni di categoria, i sindacati ed il personale dell’Ente che, dopo aver annunciato nei giorni scorsi lo stato di agitazione, ha poi occupato la sala del Consiglio provinciale in segno di protesta. Tra l’altro, sembrerebbe che siano circa 200 gli esuberi previsti per Palazzo Gentili (leggi).

Di fronte all’impossibilità di ricollocare i dipendenti in esubero entro la data del 31 dicembre 2014 – ha spiegato Meroi – il Governo si è inventato una proroga al 31 dicembre del 2016. Fino a quella data tutto il personale a tempo indeterminato resterà in carico alle province. Peccato però che contemporaneamente sia stato confermato il taglio del 70,54% delle risorse”. Non va meglio per ciò che riguarda l’erogazione dei servizi (strade, edilizia scolasticam ambiente e mobilità) che rimarranno in carico all’ente, ma senza risorse.

Meroi ha poi ricordato i crediti che vanta l’Ente: 13 nei confronti del Ministero dell’Interno, che invece di pagare “ha sottratto tre milioni di euro attraverso un prelievo forzoso sugli incassi dei bolli RCA”; 27 milioni di credito nei confronti della Regione e 4 dei Comuni per la quota spettante alla Provincia sull’ammontare della Tarsu. “Nonostante ciò – ha detto il presidente Meroi – la Provincia di Viterbo è una delle poche in Italia ad avere i conti in ordine”

Qui sono in gioco il futuro del territorio, i diritti dei cittadini, degli studenti e dei lavoratori. Se da parte del Governo non ci saranno modifiche alla legge di stabilità e non saranno previsti finanziamenti alle Province, saremo costretti a dichiarare il fallimento”

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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