Provincia, si vota il 3 maggio. Il Pd indicherà il proprio presidente venerdì
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Le votazioni per il rinnovo della Provincia di Viterbo sono state fissate per il 3 maggio. In questi giorni si intensificano le manovre politiche per le candidature. E sale anche la temperatura.

Provincia di Viterbo, il 3 maggio si vota per il rinnovo del presidente e del consiglio. Non sarà più una consultazione popolare, si entra infatti all’interno del nuovo assetto delle Province disegnato dalla riforma Delrio. A eleggere la nuova guida del parlamentino di via Saffi saranno i cosiddetti “grandi elettori”: sindaci e consiglieri dei 60 comuni della Tuscia. Da alcune settimane sono in atto le manovre dei vari partiti e correnti al loro interno per determinare il risultato delle urne ristrette.

I movimenti in atto

Dal punto di vista numerico sulla carta la partita elettorale dovrebbe assicurarsela il centrosinistra. Il Partito Democratico infatti controlla molti comuni della Tuscia e il comune capoluogo. Da un mese il segretario provinciale del partito Andrea Egidi ha avviato sui territori una lunga marcia, per aprire una discussione che dovrà maturare nel giro di poco nell’individuazione del candidato presidente e della lista di area centrosinistra (Pd più civiche di area). Venerdì scorso nella sede di via Polidori, dopo un lavoro portato avanti dal partito nei territori, si sono riuniti i sindaci di questa compagine politica. Torneranno a incontrarsi questo venerdì, che dovrebbe essere il giorno buono per tirare fuori il nome del candidato presidente.

Su questo movimento si sta mettendo di traverso Giuseppe Fioroni. I sindaci riconducibili all’ala popolare non si sono presentati all’incontro di via Polidori, vedendosi invece sabato mattina al Balletti Park Hotel con l’onorevole viterbese. All’origine della contrapposizione una diversa idea su come dovrebbero andare le cose. Il segretario del Pd punta a un candidato presidente democratico mentre Fioroni opterebbe per un candidato capace di aggregare anche verso il centrodestra. Una sorta di bis di quella che è stata l’operazione Michelini sulla città di Viterbo. Anche il centrodestra si sta muovendo per decidere il da farsi.

I nomi in ballo

Allo stato attuale appare molto quotato come futuro presidente di Palazzo Gentili il sindaco di Tarquinia Mauro Mazzola. L’altro nome, che sarebbe il centro dell’azione sostenuta dai fioroniani, è quello di Michelini. Questa seconda ipotesi, in virtù di un’apertura agli ambienti di centrodestra, non reggerebbe. Come potrebbero partiti che montano l’opposizione a Michelini nel comune capoluogo votarlo a presidente della Provincia?

Il meccanismo di voto

A votare saranno i consiglieri e i sindaci di tutti i sessanta comuni della Tuscia. Con un meccanismo che prende il nome di ”voto ponderato”, nel senso che ogni consigliere pesa di più o di meno a seconda della popolosità del comune che rappresenta.

I votanti del Comune di Viterbo valgono 0,6 a testa, i consiglieri dei comuni sopra i 10mila abitanti 0,21, quelli tra 5mila e 10mila 0,19, tra 3mila e 5mila 0,1 e sotto i 3mila 0,05.

Ogni votante ha a disposizione due schede: una per votare il consigliere e una per indicare la propria preferenza tra i candidati alla presidenza.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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