Profumi di casa nostra, viaggio tra le bontà culinarie della Tuscia
Pasta-fatta-in-casa-Tuscia
800 Confartigianato
Sentite già il profumo nell'aria? Inizia la settimana e in ogni casa si ritorna a pensare alle bontà da mettere in tavola durante i giorni di lavoro e soprattutto in quelli di festa dell'imminente weekend più atteso dell'anno.

Sentite già il profumo nell’aria? Inizia la settimana e in ogni casa si ritorna a pensare alle bontà da mettere in tavola durante i giorni di lavoro e soprattutto in quelli di festa dell’imminente weekend più atteso dell’anno.

Oggi inizia un viaggio tra gli aromi di casa nostra, tra le mille pentole  della Tuscia, tra le vecchie pagine ingiallite dei ricettari della nonna custoditi in antiche scatole nella credenza di casa. I veri tesori infatti non sono solo quelli che luccicano e brillano, ma anche quelli che, con una manciata di pomodoro e un profumo particolare, ci ricordano le nostre radici. 

“La cucina di una società è il linguaggio nel quale essa traduce inconsciamente la sua struttura” così scriveva Levi Strauss e, seguendo il suo consiglio,  proveremo insieme a conoscere la nostra bella terra attraverso i suoi piatti. 

Ricette tradizionali, dolci dal sapore indimenticabile, primi piatti da gourmet, esclusivamente preparati nelle cucine di casa nostra. 

Tirate fuori i ricettari, i grembiuli e il servizio di piatti delle grandi occasioni. La Tuscia è servita in tavola. Prima portata: Acquacotta viterbese.

L’ acquacotta della Tuscia è un piatto tipico della zona del viterbese. Una preparazione contadina, che nella enorme saggezza avevano creato questo piatto per ristorarsi nelle lunghe giornate passate al pascolo o fuori alle intemperie. Una variazione eccellente della ricetta classica, che di certo è adatta a chi vuol mangiare qualcosa di buono e saporito.

Ingredienti per 4 persone

  • Un kg di cicoria
  • 8 fette di pane raffermo casareccio
  • una carota
  • Due spicchi d’aglio
  • 4 patate
  • Olio extra vergine di oliva
  • Sale
  • Uova oppure in sostituzione baccalà 
  • 400 g di pomodori (pelati o passata secondo il gusto)
  • Mentuccia
  • Peperoncino

Procedimento

In una pentola contenente solamente acqua e sale, mettete a cuocere le patate sbucciate e tagliate a metà, 3-4 spicchi di aglio interi, le cipolle tagliate a fettine, la mentuccia, il peperoncino e i pomodori a pezzi. Se utilizzate la cicoria selvatica, dovrete sbollentarla a parte per qualche minuto, per eliminarne il sapore amaro non a tutti gradito e dovrete aggiungerla in un secondo momento alla preparazione. Se utilizzate, invece, quella coltivata, potrete aggiungerla fin dall’inizio. 

Per ottenere un piatto unico più completo e più gradevole, potrete, a metà cottura, aggiungere il baccalà tenuto a mollo dalla sera precedente, anche la parte meno pregiata (le cosiddette “orecchie”), tagliato a quadrati non troppo piccoli. In alternativa al baccalà, sempre nella forma di piatto unico, a fine cottura potrete aggiungere un uovo a persona, cotto “in camicia” nel brodo della stessa zuppa o addirittura sbattuto dentro. 

Durante la cottura dovrete prestare attenzione a mantenere una certa quantità di liquido, appena sufficiente per inzuppare il pane, aggiungendo acqua calda o brodo di dado. A cottura ultimata, versate sul pane casereccio invecchiato di alcuni giorni predisposto nei piatti fondi singoli (in genere sono sufficienti due sottili fette a persona), il brodo di cottura insieme con la cicoria, le patate e un pezzetto di baccalà o l’uovo in camicia, in modo da avere presenti per ogni piatto tutti gli ingredienti.

Lasciate riposare per qualche minuto con il piatto coperto, in modo che il pane si possa bagnare adeguatamente, poi gettate via tutto il liquido residuato non assorbito dal pane ed irrorate la zuppa abbondantemente con olio extravergine di oliva della zona, di sapore robusto e caratteristico.

Buon appetito!

 

 

Masicar800x120-optimize
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
Onda
POST FB 01
Jeep_Compass_apex_300x300_200
aiac_banner_01
Fune 300x300
domenicale post
monastero interno
asvis 2
lafune_300 x 600
Foto Fisioterapy Center
TdP_Inalazioni
Masicar300x300-optimize