Profumi di casa nostra- Mani in pasta e prepariamo le Tisichelle viterbesi
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Le tisichelle viterbesi sono ciambelle salate di antica tradizione, inzuppate in un buon bicchiere di vino o mangaite insieme a salumi e pesci marinati, sono un ottimo piatto senza tempo

Le tisichelle Viterbesi sono ciambelle salate, un  “dolce dei poveri” preparato per accompagnare, a fine pasto, un buon bicchiere di vino (si inzuppavano nel vino per ammorbidirle) o da gustare, come spuntino, in occasione di merende in cantina, insieme a salumi e pesci marinati.

E’ un “dolce” che accompagnava gli spostamenti nel corso delle fiere, grazie ai lunghi periodi di conservazione consentiti dalla sua preparazione. Il termine ante quem per la datazione di questa ricetta è, senza dubbio, l’inizio del ‘900. E’ in questo periodo, infatti, che lo zucchero, prima considerato prodotto di lusso, diviene un bene accessibile a molti, grazie alla diffusione, in territorio italiano di zuccherifici. E’ da notare che il primo zuccherificio italiano nasce proprio nel Lazio, a Rieti, nel 1887, pertanto, le tisichelle, “dolce non dolce”, dovevano far parte della tradizione viterbese precedente alla diffusione di questo dolcificante anche tra le classi meno abbienti, quindi prima della metà del ‘900.

INGREDIENTI

  • 1 tazza di Nocciole Tonda Gentile Romana dei Monti Cimini frullate
  • 1 tazza di zucchero
  • 1 tazza d’olio
  • 1 tazza di vino
  • farina
  • anice

PROCEDIMENTO

Si sbatte lo zucchero il vino e l’olio; poi si unisce anice e farina e nocciole quanto ci vuole per una pasta morbida. Preparate delle ciambelline che si  si girano nello zucchero, dopodiché si lasciano cuocere al forno fino a diventare dorate.

Buon appetito!

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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