
VITERBO – Mafia viterbese, continua il processo. Ascoltati in aula alcuni imprenditori vittime delle intimidazioni della banda di Trovato.
Tra loro Roberto Grazini, titolare dell’omonima ditta di trasporti, costituitosi parte civile interviene sull’ attentato incendiario di cui è stato vittima.
“Volevano colpire me e la mia impresa”. Grazini non ha dubbi sull’origine dolosa dell’incendio che verso l’una di notte, tra il 7 e l’8 gennaio 2018, nel parcheggio di piazzale Porsenna, a Santa Barbara, ha bruciatoun autocarro della sua ditta di trasporti. Altri tre mezzi della ditta Grazini, sono stati trovati cosparsi di benzina.
Secondo gli inquirenti, ad appiccare le fiamme sarebbero stati Trovato e Shkelzen Patozi.
Quella sera, secondo quanto emerso dalle intercettazioni, Trovato avrebbe riportato ustioni di primo e di secondo grado sul viso e sulle mani, che gli hanno impedito di portare a termine l’azione criminale di bruciare anche gli altri tre mezzi della ditta Grazini.
Grazini, subito dopo l’attentato, aveva già le idee chiare di quello che stava accadendo e lo fece presente agli investigatori: era in atto a Viterbo un tentativo di destabilizzare alcuni settori economici per imporre un controllo in chiaro stile mafioso.


















