Prima il servizio, la storia della famiglia Uselli nel centro storico di Viterbo
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Nel 1986 un giovanissimo ragazzo sardo, Giovanni Uselli, parte da Ollolai alla volta di Viterbo. Arriva a piazza del Gesù e apre la Trattoria San Lorenzo.

IL CORNER DEL PROFESSORE – Nel 1986 un giovanissimo ragazzo sardo, Giovanni Uselli, parte da Ollolai alla volta di Viterbo. Arriva a piazza del Gesù e apre la Trattoria San Lorenzo. Era in atto qualcosa di epocale nel cuore della Tuscia. Dal 15 novembre all’8 dicembre del 1980 prese luogo la prima Mostra dell’Antiquariato a Viterbo.

Come del resto in tutta Italia, gli anni 80 sono stati rivoluzionari per una cultura fino a quel punto legata al dopoguerra. Per esaltarne il significato culturale adesso Viterbo ospita il piccolo museo degli anni 80 a via Roma n 2. Con la Mostra, probabilmente per la prima volta, vedemmo a Viterbo gente da tutta Italia che non veniva per fare il militare di leva.

Di lì a poco i giganti Malè e Fontana crearono “San Pellegrino in Fiore” che con il Maresciallo Rocca, ha messo Viterbo sulla mappa del turismo almeno italiano. Dalla prima trattoria una serie di scelte coraggiose tanto che oggi la famiglia Uselli occupa un posto importante e stabile nel panorama ricettivo viterbese. Aprire attività nel quartiere medievale la prima grande sfida: non era il cuore pulsante della ricezione targata Vetus Urbs. La scelta si è rivelata nel tempo azzeccatissima.

Forse servono persone di fuori per farci capire quanto bello sia il nostro centro storico. Al primo ristorante negli anni si sono aggiunti la Gelateria, la Braceria, recentemente il Bar-Pasticceria e le strutture ricettive. Forse la chiave del successo è stata la creazione della zona all’esterno su piazza del Gesù sotto l’iconica torre del Borgognone. Non solo turismo: ovviamente generano occupazione ed economia.

La zona scelta da Giovanni, ormai quasi 40 anni fa, è diventata la zona food del quartiere medievale. Oggi, nel raggio di poche decine di metri dal Labirinto, il nuovo nome del ristorante-ammiraglia di famiglia, si trovano moltissimi punti food e pizzerie. Tutte fiorenti.

Nei decenni le attività passano alla generazione successiva. Una dei figli è Valentina, forse la donna immagine della dinastia perché sembra vivere al Labirinto. Scelta dalla famiglia per rappresentare il ristorante nella “famosa” competizione “ i 4 Ristoranti” di Alessandro Borghese, porta a casa il risultato pieno. Complimenti.

In maniera bonaria la famiglia Uselli viene definita una “macchina da guerra”. Sicuramente sono uniti e operosi. Sono anche tanti. Nonostante l’impegno lavorativo costante Valentina ha tre figli, più del doppio della media di 1,1. Secondo me un esempio da seguire sia per la “voglia di lavorare” che per aver interpretato perfettamente l’evoluzione dei flussi turistici.

Il mio amico Fabio Gagni di Tarquinia mi ha bacchettato per aver messo recentemente l’accento su alcune criticità del sistema turistico-ricettivo di Viterbo-Tuscia. Forse ha ragione lui ma di sicuro, quando ho l’occasione di raccontare una bella storia come quella della dinastia Uselli non mi lascio scappare l’occasione. Stamani, 12 agosto, prima con il mio braccio migliore, il professor Chiossi, poi con mia moglie, ho preso il caffè da loro a via San Lorenzo. Pochi i bar aperti. Ormai sono vecchio, risento immediatamente della mancanza di “coccole”, ne va della qualità della mia vita: devo trovare i bar aperti, i tavolini puliti e i cornetti con la crema di pasticceria.

Ovviamente qualcuno mi deve servire al tavolo. Sono anche sensibile alla percezione della mia sicurezza. Il presidio offerto da chi tiene sempre aperto in centro è encomiabile. Ma loro come altri, fanno molto di più: credo che dobbiamo tutti iniziare a pensare in termini di servizio offerto.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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