Preziosi corredi delle "Madonne vestite" del Viterbese in mostra al Monastero di Santa Rosa
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VITERBO - La mostra consente di ammirare preziosi corredi settecenteschi e ottocenteschi (abiti, corpetti, scarpine …) e narra la riscoperta e i complessi restauri di Madonne e abiti dimenticati e abbandonati.

VITERBO – Le Madonne vestite della Tuscia in mostra al monastero di Santa Rosa dal 31 agosto al 26 ottobre.

Il gesto ripetitivo della tessitura è spesso considerato metafora della preghiera, da secoli nel Viterbese dove molto presente è il culto della Madonna vestita, la devozione si manifesta anche nella cura e nel dono dell’abito al simulacro vestito. La mostra consente di ammirare preziosi corredi settecenteschi e ottocenteschi (abiti, corpetti, scarpine …) e narra la riscoperta e i complessi restauri di Madonne e abiti dimenticati e abbandonati.

La mostra intende concludere la serie di esposizioni di “Tessere la Speranza”, nata da un’idea dell’allora soprintendente Alfonsina Russo, e iniziata a Roma con una prima mostra tenutasi a Palazzo Patrizi Clementi nel 2016 e poi proseguita in più sedi, giungendo sino a Lisbona.

Le diverse esposizioni hanno declinato il tema delle Madonne vestite sempre in modo diverso, ora accordando maggiore importanza alle vesti e ai loro ricami, ora all’iconografia, in questa occasione si vuole porre l’attenzione principalmente sul culto e sulle vicende che, talvolta, anche per esplicita volontà dei vescovi, hanno portato a sottrarre alla devozione alcuni simulacri che, tuttavia, riscoperti sono stati restaurati riaccendendo la memoria dei fedeli e talvolta facendo riattivare il culto.

Quest’ultima mostra focalizza l’attenzione sulle opere del viterbese, territorio nel quale sono iniziatepiù di venti anni fa ricerche pionieristiche sull’argomento e che hanno consentito la catalogazione e lo studio di un centinaio di esemplari con i rituali ad essi connessi. Il percorso della mostra vuole, quindi, sviluppare il tema del culto, attraverso il rapporto tra la statua e la comunità che la ospita, rappresentato dalla cura del simulacro vestito. Il rituale, cadenzato dal calendario liturgico, è un atto che racchiude la devozione, che sacralizza l’immagine e la innalza al livello della divinità. Allo stesso tempo accentuando il naturalismo e umanizzando la figura divina anche attraverso l’intimo accudimento, rende il sacro più vicino all’umanità.

La mostra si articola in una prima sezione dedicata ai culti attivi, nel viterbese. Sono, infatti, numerosi i casi di Madonne vestite molto venerate, esemplari i casi di Vetralla, Capranica, Oriolo e Vignanello e delle quali sarà eccezionalmente possibile ammirare i corredi (abiti, scarpine, corpetti…). Una seconda sezione è dedicata ai simulacri dimenticati e abbandonati, delle quali la comunità si è riappropriata dopo il ritrovamento, adoperandosi per il restauro.

Nei casi in cui il simulacro ha perso la sua sacralità sarà possibile ammirare anche i manichini, per lo più settecenteschi, talvolta molto semplici e talvolta invece molto elaborati con congegni che consentono la movimentazione di braccia e gambe. Chiude la mostra una sezione dedicata ai culti domestici: statue di proprietà o custodia privata che testimoniano la complessità propria di un culto intimo e di un rapporto diretto col divino.

Le sale del monastero di Santa Rosa che accoglieranno, madonne, abiti, scarpine, manichini sono quelle recentemente restaurate dalla Soprintendenza, note come sala delle colonne e sala del Quattrocento, qui tra lo stupore di tutti, durante i lavori di restauro, è apparsa una santa filatrice, un dipinto del Quattrocento con una minuta figura che tiene un fuso, la cui comparsa per usare le parole della Soprintendente Eichberg “sembra dare la chiave di ogni nostra azione, e suggerirne un esito costruttivo, in continuo incessante divenire, ma segnato dallo scopo di servire”.

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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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