

Vendesi sacramenti come la confessione e consulenze spirituali online, scoppia lo scandalo dei “preti spudorati”. Ad accendere la miccia un servizio, andato in onda mercoledì 9 aprile su Rete Quattro, all’interno della trasmissione di Mario Giordano Fuori dal Coro.
Il giornalista che ha curato il servizio è arrivato anche a Viterbo, armato di telecamera nascosta, e si è finto un fedele. Cosa è accaduto? Qualcosa di molto forte.
L’inchiesta punta a evidenziare un’attività di certi preti italiani che utilizzando la piattaforma americana PrayForMe venderebbero sacramenti (come la confessione) e consulenze spirituali dietro il pagamento di alcune somme di denaro. E lo stesso obiettivo di “PrayForMe”, come si legge dalla homepage, è quello di aiutare i “pastori” a “fare soldi offrendo guida spirituale e supporto”.
Peccato che il diritto canonico stabilisca la gratuità dei sacramenti, salvo offerte spontanee. Le riprese “viterbesi” sono avvenute anche all’interno della basilica di Santa Rosa, questo perché don Antonio (il parroco viterbese finito sotto le telecamere di Rete Quattro), sacerdote in servizio a Viterbo, si è presentato come “parroco della Basilica di Santa Rosa”. Il giornalista si accorda per una confessione. Tutto viene registrato e alla fine rivela la sua identità e professione e chiede spiegazioni sul compenso pattuito. Da qui un battibecco interpretativo sull’accaduto con il giornalista che mostra le schermate del sito dove si parla chiaramente di tariffe per ogni prestazione.
La posizione della diocesi di Viterbo
Sulla vicenda è intervenuta anche la Diocesi di Viterbo con una nota: ““Il sacerdote coinvolto non è Parroco della Basilica di Santa Rosa, bensì Cappellano militare in servizio a Viterbo, quindi sotto la diretta responsabilità dell’Ordinariato militare. Nessuna autorizzazione è stata richiesta né concessa per esercitare funzioni liturgiche in questa Diocesi. Ogni sacerdote non incardinato nella Diocesi di Viterbo deve ottenere autorizzazione per esercitare il proprio ministero sul territorio. Permane l’amarezza per quanto accaduto, soprattutto in questo tempo giubilare, in cui il sacramento della riconciliazione dovrebbe essere un cammino autentico di fede e speranza, non certo oggetto di mercimonio”.
GUARDA IL SERVIZIO DI FUORI DAL CORO ‘SPUDORATI CON LA TONACA: I PRETI CHE VENDONO I SACRAMENTI’

















