Presto il riconoscimento della Repubblica anche per le famiglie degli infoibati viterbesi
foibe
CNA 800x120
Lunedì è il giorno del ricordo. Questa mattina il 'Comitato 10 febbraio' aspetta tutti i cittadini per ricordare insieme le vittime degli eccidi di massa che si consumarono al confine orientale italiano subito dopo la seconda guerra mondiale.
Foto di un eccidio di massa

Carlo Celestini, 23 anni, italiano. Un nome che i viterbesi ricorderanno come “letto da qualche parte”. Sì, sul cippo subito fuori Porta Faul. “Sto bene, ho conosciuto una ragazza croata e mi sono innamorato. Torno presto”, le parole scritte su una lettera inviata alla famiglia. L’ultima che ha portato qualcosa di quel giovane nella casa di famiglia in via Del Giglio.

 

E’ stato il primo viterbese infoibato scoperto dal ‘Comitato 10 febbraio’. Il destino ha quindi voluto che quel nome, scritto su un sasso, divenisse simbolo e luogo di ritrovo per la commemorazione del ‘Giorno del ricordo’ nella città dei Papi. Così sarà questa domenica 9 febbraio alle 11,30. L’appuntamento dato ai cittadini è presso lo slargo fuori Porta Faul, intitolato ai martiri delle foibe istriane. Alla giornata saranno presenti i gonfaloni di Comune e Provincia, le associazioni combattentistiche e d’arma, il sindaco Leonardo Michelini e il presidente Marcello Meroi.

 

Il ‘Comitato 10 febbrario’, che ha i suoi portavoce in Silvano Olmi e Maurizio Federici, ha continuato negli anni il suo lavoro di ricerca sulle vittime viterbesi morte per mano degli uomini di Tito. Lavoro certosino, portato avanti tra gli scaffali dell’Archivio di Stato di Viterbo. A oggi sono stati scoperti quindici viterbesi caduti nelle foibe o negli eccidi di massa di quegli anni. Erano tutti uomini al servizio dello stato italiano: carabinieri, finanzieri, impiegati della prefettura di Trieste. Finirono in una pagina nera della storia che se li portò via come mosche. Arrivavano i camion dei militari jugoslavi e “gli italiani” sparivano nel nulla. Nelle fosse comuni, nelle crepe del Carso, le micidiali foibe.

 

“Alla celebrazione ci sarà un cuscino con la scritta ‘Ai viterbesi che per tomba hanno una foiba’ “, ha ricordato Federici durante la conferenza stampa di venerdì mattina. 

 

Tra le attività previste per il 2014 il ‘Comitato 10 febbraio’ ha in programma di ospitare una mostra fotografica sull’esodo dei 350mila italiani dal confine orientale d’Italia, messa a disposizione dal centro studi e ricerche storiche Silentes Loquimur. Alcuni di questi connazionali si trasferirono nella provincia di Viterbo. “Un’intera classe dell’Istituto tecnico di Bagnoregio, in quegli anni, venne composta con i figli di questi italiani costretti a scappare da Pola, Istria e Dalmazia”, ci racconta Olmi. Durante la conferenza di venerdì l’assessore alla Cultura Giacomo Barelli ha ricordato il nuovo spettacolo teatrale di Simone Cristicchi sulle vittime del confine orientale. Si tratta di ‘Magazzino 18’, uno spettacolo al centro anche di dure discussioni. L’assessore ha sottolineato che sarebbe bello averlo a Viterbo. 

 

Magazzino 18 (un estratto)

 

 

L’ISTITUZIONE DEL GIORNO DEL RICORDO

“La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Nella giornata […] sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. È altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende. Tali iniziative sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica ed altresì a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all’estero”.
(legge 30 marzo 2004 n. 92)

 

 

Immagine di eccidi

ANCHE I DISCENDENTI DEGLI INFOIBATI VITERBESI CHIEDERANNO IL RICONOSCIMENTO

Per i discendenti delle vittime del fronte orientale la legge dispone la possibilità di ricevere un riconoscimento della Repubblica. Il ‘Comitato 10 febbraio’ di Viterbo è al lavoro per raccogliere tute le domande delle famiglie viterbesi che hanno avuto vittime in quel frangente storico per consentire a tutte di ricevere il riconoscimento. Un lavoro che necessariamente va fatti entro marzo di quest’anno come dispone la legge del 2004 che riportiamo di seguito.

 

“Ai sensi della legge istitutiva, nel Giorno del Ricordo viene concessa, in seguito a domanda, una targa metallica (in acciaio brunito e smalto, con la scritta “La Repubblica italiana ricorda”) con diploma, al coniuge superstite, ai figli, ai nipoti e, in loro mancanza, ai congiunti sino al sesto grado degli infoibati dall’8 settembre 1943 al 10 febbraio 1947, in Istria,Dalmazia e nelle province dell’attuale confine orientale. Tale diritto è esteso anche agli scomparsi e quanti, nello stesso periodo e nelle stesse zone, sono stati soppressi mediante annegamento, fucilazione, massacro, attentato, in qualsiasi modo perpetrati. Il riconoscimento può essere concesso anche ai congiunti dei cittadini italiani che persero la vita dopo il 10 febbraio 1947, ed entro l’anno 1950, qualora la morte sia sopravvenuta in conseguenza di torture, deportazione e prigionia, escludendo quelli che sono morti in combattimento. Vengono esplicitamente esclusi dal riconoscimento coloro che sono stati uccisi mentre facevano volontariamente parte di formazioni non a servizio dell’Italia. Il termine per presentare la domanda di riconoscimento è il 30 marzo 2014″.

 

Masicar800x120-optimize
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
Onda
monastero interno
Fune 300x300
POST FB 02
Masicar300x300-optimize
Jeep_Compass_apex_300x300_200
lafune_300 x 600
asvis 2
TdP_Inalazioni
Foto Fisioterapy Center
aiac_banner_01
domenicale post