Presepe Vivente di Civita, banco e sto. 15mila ingressi in due giorni e l'onda continua
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Betlemme è tra i calanchi, in un borgo chiamato "città che muore" ma che ha visto scorrere più vita negli ultimi anni che negli ultimi secoli. In due giorni il presepe vivente di Bagnoregio ha registrato 15mila presenze e l'onda buona continua.

Tutto inizia con un timbro sulla riproduzione di un’antica pergamena. La Betlemme della Tuscia è a Civita di Bagnoregio ed è possibile starci dentro, attraversarla, respirarla e lasciarsi coccolare. A mettere il timbro, che apre il giro, è un ragazzino di otto-nove anni. E’ un antico romano, con tanto di supervisore.

Alle spalle il suq arabo, l’odore d’incenso e le donne che parlano una lingua incomprensibile. Prima ancora il ponte, la vista sui calanchi che ti spezza il fiato ancora prima della salita. La fila, lenta perché numerosa. In due giorni, il 26 e 27 dicembre, sono passate dalla stretta porta etrusca del borgo suggestivo 15mila persone. Oggi, domani, domenica e il 6 gennaio il fiume continuerà a scorrere. Ed è un gran bello scorrere, se si pensa che l’incasso (5 euro a testa) andrà per l’acquisto di un’ambulanza.

Torniamo sui numeri. Per la straordinaria apertura natalizia di Pompei, in un giorno, si sono contate 7mila presenze. Ergo Civita ha fatto gli stessi visitatori di Pompei. Amen.

Dieci tappe, questo è il presepe vivente di Bagnoregio. Cullato tra la gente scorgi la magnificienza del castrum romano. Il rosso che spicca, le uniformi impeccabili dei soldati con scudo e lance. Se sei fortunato ti ritrovi faccia a faccia con Erode e dopo un’importante attesa sei lì, davanti alla sacra famiglia.

E’ la scena della Natività che cattura l’attenzione e blocca la fila. “Abbiate pietà di chi è dietro di voi”, è l’esortazione di un “soldato romano” di guardia. Tutti sorridono e si va avanti tra residenze nobiliari, botteghe artigiane, re magi, il lazzaretto, pastori e tribù beduine accampate nella piazza grande di Civita.

Magia, fiaba, tradizione, spettacolo. Visi asiatici nascosti dietro alle classiche Nikon immortalano tutto, saranno dei buoni ambasciatori per questo angolo di Teverina riportato a nuova vita e in cammino verso il titolo di patrimonio Unesco. Una manciata di giorni fa ancora la buona stampa ha portato in alto le quotazioni dell’immagine di Civita. E’ infatti uscito un bell’articolo su The Telegraph, forse l’avrà letto anche la regina Elisabetta.
Il 6 gennaio sarà possibile fare un conto complessivo, per ora c’è da rimanere a bocca aperta. In tutti i sensi.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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