
Valorizzare il patrimonio audiovisivo della Tuscia, con uno sguardo al Lazio. È in sintesi questa la mission che si è posto un pool di soggetti, associazioni, esperti, scuole, Università e Azienda leader di settore che, tramite un progetto approvato e finanziato dal Ministero dell’Istruzione, intende valorizzare, partendo da un contesto educativo e scolastico, il patrimonio audiovisivo, sia nella forma del prodotto che degli strumenti necessari alla sua costruzione.
Il progetto è stato presentato questa mattina in un convegno\conferenza alla quale hanno partecipato i vari soggetti interessati dal progetto: Miur, Unitus, Aucs, Itt, Liceo Buratti, IIss, Centro richerce per la storia dell’Alto Lazio, Regesta.
“L’ambizione – ha spiegato il dirigente scolastico Luca Damiani – è quella di rivolgere un invito al territorio e alle scuole, ai dirigenti scolastici, alle parrocchie, alle associazioni e agli enti di usufruire dello strumenti. Chi vuole può contribuire a implementare il patrimonio per offrire un prodotto di grande valore storico documentale, utile anche per finalità di studio e ricerca”. L’obiettivo è quello di diventare un polo regionale. Inizialmente però si era partiti piano, cercando uno strumento che permettesse di non disperdere un grande patrimonio, inutilizzabile o quasi in quanto non archiviato. È così che dal confronto tra Aucs e Luciano Osbat è nata l’idea.
“Noi – ha spiegato Cinalli per conto di Aucs – grazie alla rassegna Immagini dal sud del Mondo (la più longeva del Lazio, ndr) abbiamo una grande ricchezza di produzioni audio e video che purtroppo perdono il loro valore perché non possono essere archiviate”. Un problema che si proverà a risolvere con il Polo presentato oggi. “Il portale adabox.it dovrà diventare opensource, per permettere di archiviare tutto ciò che viene prodotto. Non solo da enti, ma anche privati”.
“Il progetto – ha aggiunto Marco D’Aureli, direttore scientifico del Polo – lavora su due fronti. Uno didattico ulturaon i video delle scuole che vengono impiegati a fini formativi, l’altro con i documenti che raccontano l’Alto Lazio. Questi documenti parlano e raccontano diverse sensibilità. Studiando questo materiale si scoprono estetiche, retoriche, strategie poetiche e politiche che dicono molto sul contesto culturale che ha prodotto quegli elementi”. Dunque un valore documentale di grande valore, a disposizione di chi ne voglia far uso, anche per recuperare il valore della memoria. “Da intendersi – ha concluso D’Aureli – anche in chiave interpretativa: archiviare significa ordinare e conoscere. Non è una pratica antiquaria. Studiando i documenti escono fuori saperi, modi di fare e sapere. Questo insomma è un archivio della complessità che ci aiuta a pensare a nuovo modello di modernità diversa dalla standardizzazione di massa cui si tende”.


















