Precari della Provincia sul piede di guerra: “senza proroga, agiremo in giudizio”
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"Se per il 27 marzo non saranno ancora stati predisposti i contratti, saremo costretti a rivolgerci al giudice del lavoro"

I 46 precari di Palazzo Gentili minacciano di agire in giudizio. “La verità è che la Provincia, seppur formalmente disponibile a risolvere la questione, di fatto ci ha scaricati e sta accampando scuse su scuse per non farci lavorare e perdere tempo”.

I precari, il cui rientro sarebbe previsto per il 1 aprile, poi spiegano come pensano di agire. “Aspetteremo il 27 marzo, data in cui dovrebbero essere approvati alcuni emendamenti proposti dall’Upi alla legge di Stabilità, che consentirebbero di superare i problemi tecnici sottesi al nostro rientro al lavoro. Se per quella data non saranno ancora stati predisposti i contratti, saremo costretti a rivolgerci al giudice del lavoro.

Ci sentiamo presi in giro: la Provincia sta giocando con le legittime aspirazioni occupazionali di 46 persone che hanno lavorato per l’ente per oltre 10 anni e che hanno superato un concorso pubblico. Sono tre mesi – proseguono i precari – da quando a fine anno i nostri contratti sono scaduti, che assistiamo a un continuo rimpallo di responsabilità per giustificare la nostra mancata proroga”.

 

 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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