Pratogiardino, un'area strategica della città mai utilizzata davvero negli ultimi venti anni
Pratogiardino
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VITERBO - Sono passati più di venti anni dall'ultima azione di questo tipo, il Summer Village voluto dall'allora assessore Mauro Rotelli.

VITERBO – Chissà se all’amministrazione Frontini sembrerà arrivata l’ora di mettere sul tavolo una discussione seria su Pratogiardino. Il principale parco cittadino è di fatto al margine della vita aggregativa locale. Ridotto a luogo per bambini (in realtà piuttosto pochi) e ritrovo di pensionati da troppo tempo non viene messo a frutto per il suo potenziale come location di eventi strutturati e con cadenza fissa. 

Sono passati più di venti anni dall’ultima azione di questo tipo, il Summer Village voluto dall’allora assessore Mauro Rotelli. Un’intuizione giusta, che dava il senso di una visione di città più viva e dinamica. Di fatto Pratogiardino in estate di sera è quasi sempre chiuso e non è stato più fatto niente di simile al Summer Village né di migliore. Le domeniche non ci sono iniziative, salvo sporadici casi occasionali.

Non c’è un utilizzo calendarizzato dell’area come spazio fiera, né uno sfruttamento sistematico per attività all’aperto. Oggi il parco è solo un posto dove fare quattro passi, saltare sui gonfiabili e guardare le oche. Uno spreco di potenzialità che grida vendetta. Basterebbe guardare a come in altri capoluoghi sono utilizzati e messi a frutto i parchi, realizzando eventi e iniziative capaci di fare economica, rendere più interessante la vita in città e creare lavoro. Chissà se è ora anche per Pratogiardino di uscire dal dimenticatoio in cui è stato messo da lunghissimi anni. 

Magari il tema potrebbe stimolare la maggioranza, magari qualche consigliere potrebbe lavorarci sopra, forse l’assessore preposto potrebbe sviluppare l’argomento. Se è ora qualcosa accadrà.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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