Pratogiardino senza cigni, i magnifici animali da tempo assenti nel parco
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VITERBO - Chi lo ricorda al massimo dello splendore non ha nostalgia solo dei cigni ma anche dei pavoni nelle voliere. Animali magnifici che mancano da una trentina d'anni e che potrebbero invece essere importanti per restituire attrattività all'area. 

VITERBO – I cigni sono scomparsi da Pratogiardino. Ormai nel principale parco della città starnazzano solo diversi esemplari di oche e anatre. Non c’è neanche più l’ombra del nobile animale che prima era un po’ il simbolo di questo luogo della città e che ha interagito con generazioni di viterbesi intenti a dargli erbetta da mangiare.

Nessun cigno nero e stessa situazione per quello bianco. Scomparsi da quando si è innescato il progressivo meccanismo di degrado dell’area. Da diverso tempo però la tendenza sembra essere stata invertita e Pratogiardino sta riconquistando, piano piano, una sua centralità.

Chi lo ricorda al massimo dello splendore non ha nostalgia solo dei cigni ma anche dei pavoni nelle voliere. Animali magnifici che mancano da una trentina d’anni e che potrebbero invece essere importanti per restituire attrattività all’area. 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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