Pratogiardino, Contardo: "Ecco come facciamo rinascere il primo parco di Viterbo"
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VITERBO - Tanti gli interventi di sistemazione che puntano a ridare al parco il tono elegante dei decenni passati: nuove panchine in peperino, lastroni delle aiuole rifatti secondo i vecchi sistemi, stessa cosa per le sedute alberate.

VITERBO – A firmare la progettazione è l’architetto Raffaele Ascenzi, a muovere i pezzi sulla scacchiera della rinascita di Pratogiardino troviamo invece l’assessore al Verde Enrico Contardo.

Dall’avanzo di bilancio sono stati tirati fuori e messi sul tavolo 220mila euro. Soldi che saranno spesi, promette l’assessore “per riportare il parco al suo antico splendore e permettergli quindi di giocare un ruolo centrale nella vita cittadina”.

Tanti gli interventi di sistemazione che puntano a ridare al parco il tono elegante dei decenni passati: nuove panchine in peperino, lastroni delle aiuole rifatti secondo i vecchi sistemi, stessa cosa per le sedute alberate.

I viali e i controviali saranno tutti sistemati. Questi ultimi in terra battuta, così come richiesto dalla Soprintendenza, e i viali con pietrisco. Si tratta del materiale che era stato utilizzato alle origini del parco, sostituito poi dal più anonimo brecciolino. 

Intervento importante riguarderà invece la vecchia casa del custode che ospiterà i bagni pubblici. Un’azione importante che permetterà la rimozione degli antiestetici wc chimici oggi presenti. 

Tra le novità l’ossigenazione delle vasche per i pesci. Tra gli interventi di sistemazione da sottolineare la risoluzione dei problemi al sistema dei tombini e delle griglie che, a ogni pioggia, fanno riversare fiumi di acqua sulla sottostante via della Palazzina. 

“Pratogiardino deve essere un gioiello e un orgoglio per tutti”, così l’assessore. La progettazione sarà ultimata entro il 2020 e prima della fine del 2021 si conta di consegnare alla città un parco rigenerato. 

Gli Stati Generali La Fune
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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