Pratogiardino abbandonato a se stesso: erba alta un metro, laghetti ridotti a stagni e gli eroi del Risorgimento ricoperti di sporco
Pratogiardino
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VITERBO - Non c'è cura in niente e l'abbandono sembra essere il tratto dominante. L'amministrazione Michelini non ci investì un centesimo, bloccando di fatto l'appalto annuale del verde che interessava il parco.

VITERBO – Non c’è speranza neanche per Pratogiardino. Il principale parco cittadino abbandonato e ripiegato su se stesso.

Non c’è cura in niente e l’abbandono sembra essere il tratto dominante. L’amministrazione Michelini non ci investì un centesimo, bloccando di fatto l’appalto annuale del verde che interessava il parco.

L’amministrazione Arena dichiara di avere intenzioni diverse e dovrà trovare nell’avanzo di bilancio i soldi necessari a fare fronte a quella che si presenta come una vera e propria emergenza.

L’erba da queste parti è alta un metro. Copre le gambe di un adulto e farebbe sparire un bambino. I laghetti si sono trasformati in stagni, le siepi sono tutte sfuggite. In diversi punti, dei cartelli con i richiami alle canzoni di Lucio Battisti sono rimaste solo le paline. Le statue degli eroi del Risorgimento sono ricoperte dallo sporco e anziché bianche ormai appaiono grigie. 

“La situazione è critica – ammette l’assessore al Verde Enrico Maria
Contardo -. Dobbiamo fronteggiare un’emergenza vera e propria, considerando che per ben quattro anni l’amministrazione Michelini non ha disposto nessun intervento di manutenzione. Per rimettere in linea la situazione servono sul tavolo 70mila euro per l’appalto della manutenzione annuale del verde, più altri 25-30mila per risolvere i problemi al pozzo e rimettere in funzione l’impianto d’irrigazione. Soldi che ci sono, grazie ai sei milioni d’avanzo d’amministrazione che ci
stanno permettendo di intervenire su una serie di criticità”.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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