'Poveri cristi' al complesso di San Carlo, il genio di Ascanio Celestini a Viterbo
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L'attore teatrale, regista e scrittore è ospite lunedì 26 maggio 2025 alle ore 18:00 presso l'aula magna del complesso di San Carlo dell'Università degli Studi della Tuscia (Via San Carlo 32, quartiere Pianoscarano).

VITERBO – Ascanio Celestini nel capoluogo della Tuscia per presentare il suo libro ‘Poveri cristi’. L’attore teatrale, regista e scrittore è ospite lunedì 26 maggio 2025 alle ore 18:00 presso l’aula magna del complesso di San Carlo dell’Università degli Studi della Tuscia (Via San Carlo 32, quartiere Pianoscarano). Un incontro promosso dal Teatro Boni di Acquapendente in collaborazione con il Dipartimento di Studi linguistico-letterari, storico-filosofici e giuridici dell’ateneo e con la Libreria Etruria di Viterbo.

Quella del 26 maggio è un’occasione per ascoltare una delle voci più significative del teatro di narrazione italiano. Celestini dialogherà con il professor Luca Lorenzetti, direttore del Dipartimento, e con i professori Paolo Marini e Pietro Riga, docenti di letteratura italiana. Il Teatro Boni, diretto da Sandro Nardi, è ben lieto di collaborare con l’Unitus nell’incentivare la promozione culturale nel territorio e di accogliere nuovamente Ascanio Celestini, ormai “di casa”.

I “poveri cristi” di Ascanio Celestini sono i destini a cui nessuno fa caso, quelli che da sempre interessano ad Ascanio Celestini. E quale luogo migliore delle periferie, microcosmi grandi e vivaci più del mondo, per indagare gli esseri umani che ci ostiniamo a non voler vedere? Con sguardo partecipe e mai retorico, l’autore setaccia le vite sradicate di donne e uomini che vagano come in un formicaio alla ricerca del loro spicchio di felicità. Un libro politico e civile, in cui trionfano le ragioni che ci portano a respingere ogni egoismo. Del resto, “Cristo non è sceso dal cielo, ma è salito dalla terra”.

E se San Francesco tornasse oggi a predicare, mettendo in scena un presepe nel parcheggio di un supermercato? In una periferia di Roma, che potrebbe essere dietro l’angolo, s’intrecciano le esistenze di un gruppo di poveri cristi, simili agli “ultimi” che Francesco incontrò otto secoli fa. C’è Giobbe, magazziniere analfabeta che ha messo a punto un metodo infallibile per sistemare la merce senza una sola parola scritta. C’è la Vecchia che insegna alla Prostituta che per il sapere e la cultura non serve il denaro: i libri nelle biblioteche sono gratis, e i musei un giorno al mese aprono le porte persino ai barboni. C’è Joseph, che è partito dal suo paese in Africa, ha attraversato il deserto, è stato schiavo in Libia e poi naufrago in mare: si è salvato, ma in Italia è finito in un carcere dove le sezioni hanno nomi di fiumi, però non c’è l’acqua potabile. E poi c’è la Donna con la testa impicciata, che parla con suo figlio anche se è morto da anni.

La voce inconfondibile di Ascanio Celestini – sommando un’armonia di fatti apparentemente irrilevanti alle ragioni più profonde dell’esistenza – torna in queste pagine a raccontare la lotta di classe. Mostrando i prodigi della solidarietà tra gli umili che animano i margini delle nostre metropoli: il prodigio di chi è stato schifato, di chi è stato menato, schiavizzato, incarcerato e torturato, stuprato, ammazzato e poi dimenticato. E nonostante questo è incapace di diventare cattivo. Perché “se hai una piccola verità, devi avere il coraggio di pronunciarla”.

Il Teatro Boni ricorda infine che Ascanio Celestini tornerà ad Acquapendente dal 4 al 6 luglio 2025 per il workshop “Laboratorio sul raccontare, come e perché”, seconda tappa della residenza artistica 2025 nell’ambito del progetto di rigenerazione Trevinano Ri-Wind (info: 334.1615504 – www.teatroboni.it).

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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