Povera Viterbo, ciao Caffeina Christmas Village
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ANALISI - Nessuno avrebbe immaginato di ritrovarsi sul finire del 2019 senza più Caffeina Christmas Village. Forse faranno qualcosa ma non sarà quello che c'era. E comunque il fatto che a metà settembre siano in ballo questo tipo di ragionamenti è il segno che ci troviamo all'interno di una città malata. Senza programmazione, prospettiva, visione. Una terra dove non si lasciano spazi, crescono sciacalli, bivaccano i furbacchiotti e muoiono i sogni. 

ANALISI – Quattro anni fa ho passeggiato per la prima volta con una certa soddisfazione nella parte monumentale del centro storico di Viterbo a Natale. Ci avevo anche fatto la radio tra le bancarelle natalizie, con la mitica Radio Verde, in piazza del Gesù sotto le feste ma quella roba portata dal gruppo di Caffeina stava mille volte sopra a tutto quello che era venuto prima.

Certo l’avevo già visto altrove, a Montepulciano per esempio. Non si erano inventati nulla, ovvio, ma avevano fatto una cosa grandiosa per la città. Commerciale? Sì. Non elegante? Magari sì. Con il trenino della Kinder sotto Palazzo Papale? Sì, ma di solito in quel periodo dell’anno lì c’era il deserto dei Tartari. E per quanto possa risultare romantico il deserto preferisco mille volte il trenino della Kinder. 

Il primo Christmas Village fu un successo. Al netto delle critiche di benaltristi e radical chic il centro storico del capoluogo era diventato interessante a Natale. Poi chi non era soddisfatto poteva tranquillamente non andarci, perché tanto non ci era mai andato neanche prima. Sono dispensati da quest’ultimo giudizio i solenghi, i lupi mannari e gli appassionati di training autogeno in piazze e vie deserte. Quelli magari prima ci andavano. 

Un successo rinnovato negli anni successivi, con cose migliori e altre peggiori. Perché alla fine chi “fa falla” ma, dal mio punto di vista, sempre meglio chi ci prova di chi riempie le sue giornate ad analizzare le pecche degli altri per riempire vani post su Facebook.

Nessuno avrebbe immaginato di ritrovarsi sul finire del 2019 senza più Caffeina Christmas Village. Forse faranno qualcosa ma non sarà quello che c’era. E comunque il fatto che a metà settembre siano in ballo questo tipo di ragionamenti è il segno che ci troviamo all’interno di una città malata. Senza programmazione, prospettiva, visione. Una terra dove non si lasciano spazi, crescono sciacalli, bivaccano i furbacchiotti e muoiono i sogni. 

Caffeina Christmas Village è un sogno viterbese morto, che deve andare via per continuare. Come tanti figli di questa città disgraziata, che magari potrebbero fare la differenza ma forse per questo vengono spinti alla porta. Per l’amministrazione Arena quanto si sta verificando è una bella gatta a pelare. Non sappiamo quanto se ne rendano davvero conto ma la cosa rischia di avere strascichi gravi. 

Se Viterbo non avrà un suo villaggio di Natale Arena passerà alla storia come il sindaco che ha sfilato sotto le feste del 2019 con la bara in spalla di un’iniziativa che piaceva e funzionava. Una proiezione d’immagine che non è certo auspicabile per un sindaco e uomo politico. A ora Viterbo ha perso ancora una volta. 

La Fune ringrazia gli organizzatori del Caffeina Christmas Village per avere acceso un qualcosa nella nostra città e per l’impegno e l’intelligenza dimostrati. In queste ore in tanti sui social piangono il Caffeina Christmas Village, dovrebbero tutti piangere Viterbo. 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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