
IL CORNER DEL PROFESSORE – Per favore, a Viterbo no. Quando siamo in macchina insieme, mia figlia e io abbiamo un piccolo rituale: chi nota una Waymo dà un piccolo colpetto sulla spalla all’altro. Mi finisce. Almeno 5 colpi a piccolo spostamento. Le Waymo, macchine che si guidano da sole, bianche e facilmente riconoscibili per il “cappello nero”, sono ovunque. Quando fanno marcia indietro emettono un rumore caratteristico, come i furgoni. I residenti nei pressi dei parcheggi destinati a queste macchine si lamentano che, a una certa ora della notte, quando rientrano tutte, non si dorme per il rumore emesso da dozzine di macchine in fase di retromarcia.
Questo e altri problemi sono sia inevitabili che segno del tempo che corre. Vedo, noto e mi domando: debbo iniziare a usarle? Vorrei vederle a Viterbo? Sia io che il mio amico ci rifiutiamo perché insieme facciamo più di 120 anni. In realtà ci mettono paura. Allo stesso tempo è il futuro. Non fanno incidenti, abbattono i costi per i taxi, possono lavorare 16 ore o più, senza interruzioni, possono lavorare nel cuore della notte, domeniche, Natale e Capodanno senza problemi. Non puzzano come certi taxi di New York famosi per gli odori.
Perché ho paura? Sentimento irrazionale forse generato dal nuovo, dalla mia età, dagli imprevisti, da un pallone, che attraversando la strada, faccia pensare a un bambino che corra a recuperarlo. Ovviamente anche le Waymo conoscono questa possibilità … sono vecchio. Hanno superato la prima fase sperimentale anche nella versione a 8 posti, come in foto. Presto arriveranno i pullman senza autista. Ed in Europa, Italia, Viterbo?
Mi sembra di capire che la legislatura abbia difficoltà a chi assegnare la colpa in caso di incidenti e per adesso è tutto in pausa. Lascio pensare ai grandi sistemi ad altri. Penso alla città che tengo stretta al cuore: vorrei le Waymo a Viterbo? Non sono sicuro di saperli contare ma direi che a Viterbo ci sono 5 alberghi ma 500 B&B. Sembrerebbe poco efficiente che servano così tanti anziché costruirne uno con meno personale e 500 camere. Perché il grande e planetario successo delle piccole strutture ricettive? Ci piace interagire con una persona che ci accolga come ospite d’onore, che ci racconti della Vetus Urbs, che ci dica dove andare a mangiare o dove non andare. Che ci consigli il miglior gelato o il piccolo borgo sconosciuto.
Ci piace il contatto umano e il tocco personalizzato. Spesso, soprattutto giovani imprenditori, mi mandano recenzioni di ospiti entusiasti. A volte, in strada, amici mi “confidano” con orgoglio il numero di stars su Airbnb. Ci mettono il cuore, la passione e la voglia di guadagnare. Questi sentimenti mostrano da un lato molto orgoglio di sentirsi parte di una piccola rivoluzione, dall’altra una grandissima componente del successo di Viterbo-Tuscia come destinazione turistica.
Da qui nasce la mia ferma avversione a Waymo a Viterbo: anche l’autista del taxi è parte dell’offerta turistica. Deve interagire e raccontare ai turisti. Deve parlare con orgoglio della Macchina di Santa Rosa appena montata o delle nuove grandi tradizioni di gelato, mozzarella o cioccolata. Dando per scontata la consapevolezza che abbiamo molto da raccontare e da offrire, tutto il sistema deve “veicolare” la stessa narrativa. Ci servono tifosi di Viterbo, non macchine senza autista.
Come afferma il segretario della Camera di Commercio, il mio amico Francesco Monzillo, il 15% è il prodotto, l’85% il marketing-packaging-narrativa. Ci serve una narrativa condivisa, raccontata e che crei echi mondiali per mettere Viterbo-Tuscia al centro del mondo. Ci serve consapevolezza, identità e pianificazione non macchine che si guidano da sole.


















