
VITERBO – Quelle transenne sono lì da mesi. Appoggiate addosso ad uno dei monumenti più belli e antichi di Viterbo, Porta Romana. Brutte, sporche, parzialmente arrugginite. Veramente un pessimo biglietto da visita per chi verrà a visitare la città in questa settimana di Pasqua.
Tali transenne, utilizzate dalla Polizia Locale per chiudere l’ingresso alle auto in particolari circostanze (manifestazioni, fiere ecc.), andrebbero rimosse dopo il loro utilizzo, invece qualcuno ha pensato bene di lasciarle lì in pianta stabile.
Quelle transenne addossate ad uno dei monumenti più antichi e rappresentativi della città non solo sono un pessimo biglietto da visita. Quelle transenne sono diventate il simbolo di una città abbandonata e di una classe dirigente che non ha capito il vero potere della bellezza.
Qualcuno potrà obiettare: “Ma ci sono altre cose ben più importanti!”. No invece. Il benaltrismo non serve. Bisogna individuare quello che non va e risolverlo. Passo dopo passo. La bellezza può veramente cambiare le cose. Può spingere le persone ad amare la propria città. A non sporcare. A rispettare le regole della convivenza civile. La bellezza può fare miracoli.
Nell’antichità etica ed estetica venivano insegnate insieme. Perché ciò che è bello è anche buono (kalòs kai agatòs come direbbero gli antichi gerci). Se una classe dirigente non capisce il vero potere della bellezza è destinata a fallire.
“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”.
Queste parole furono scritte da un giornalista, Peppino Impastato, tanti anni fa. Ve le riproponiamo, per riflettere insieme durante questa settimana.


















