Polemiche su 'Cultura petrolio d'Italia', il concorso indetto da Fondazione Caffeina
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Il concorso indetto dalla Fondazione Caffeina non ha convinto almeno un partecipante, che solleva problemi su come è stato applicato il regolamento nella scelta del vincitore.

Polemiche su ‘Cultura petrolio d’Italia’, il concorso indetto dalla Fondazione Caffeina “per scandagliare il Paese e scoprirne le risorse migliori. Un concorso per svelare il meglio che c’è e individuare i pionieri di una nuova era economica in cui acquisti valore ciò che oggi valore non ha”. A sollevarle un partecipante, Quinto Ficari, che punta il dito su alcune presunte irregolarità. 

 

LA LETTERA CHE SOLLEVA IL PROBLEMA

Gentile direttore, ho riflettuto a lungo sull’opportunità o meno di scrivere queste righe. Ma visto che potenzialmente la questione che sto per sollevare coinvolge un numero imprecisato di persone, ho ritenuto opportuno prendere pubblicamente posizione.  Premetto che non sono di Viterbo, e non ho nessun tipo di interesse o coinvolgimento personale nei confronti della manifestazione Caffeina, per la quale ho sempre nutrito simpatia. Ho partecipato con un mio video al concorso “Cultura – Petrolio d’Italia”. Il primo premio è stato assegnato a una scolaresca di Vimercate, che effettivamente ha realizzato un video che non ho difficoltà a definire strepitoso: originale l’idea, e sicuramente efficace la partecipazione dei ragazzi.

C’è però un piccolo problema: il video non rispetta le condizioni previste dal regolamento per quanto riguarda la durata, (3 minuti e 45 secondi, il regolamento prevedeva lavori di massimo 3 minuti), e quindi non aveva i requisiti per essere ammesso al concorso. Ho fatto presente la questione e mi è stato risposto che il video vincente era stato votato all’unanimità da tutti i soci della Fondazione facenti parte della Giuria, e che, di fronte, testuale, a tale compattezza nel giudizio, non era stato possibile fare altrimenti.

A questo punto sono costretto a entrare nel dettaglio: il punto 18 del regolamento del concorso “Cultura Petrolio d’Italia” recita (giustamente aggiungo io), che il giudizio della giuria è insindacabile e inappellabile. Il punto 19 puntualizza che la partecipazione al concorso implica la completa e incondizionata accettazione del regolamento. Il problema ha origine però da quanto stabilito al punto 4, comma C, dove, relativamente alla sezione video, si precisa che “i  lavori devono avere durata massima di 3 minuti”.

Quindi, da regolamento, è chiarissimo che io non entro nel merito del giudizio insindacabile e inappellabile, (e unanime aggiungo io), della giuria, ma prendo atto che è stato sottoposto a valutazione della giuria un lavoro che, seppur pregevole, non rispettava i requisiti per essere ammesso al concorso, e che quindi, per quanto compatto, il parere della giuria è da considerare nullo. Senza entrare nel merito dell’evidente vantaggio di poter produrre un prodotto più accattivante avendo più tempo a disposizione nel realizzarlo, trattandosi di un concorso la cui iscrizione era a pagamento (25 euro), si crea, oltre tutto, oltre alla evidente irregolarità formale nell’ammettere un lavoro inammissibile, anche una questione di trasparenza nei confronti di tutti coloro (quanti sono?) che hanno partecipato attenendosi al regolamento.

Farsi promotori di un progetto che ha nella diffusione e valorizzazione della cultura la sua mission e nello stesso tempo non rispettare o non far rispettare le regole che ci si è dati credo sia qualcosa di non coerente e non corrispondente appunto a quel concetto di cultura che a parole si vorrebbe diffondere/difendere. A meno che all’interno della Fondazione Caffeina la legge (o le regole in questo caso) è uguale per tutti, ma per alcuni è più uguale di altri.

Amico Plato, sed magis amica veritas…

Quinto Ficari

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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