"Poesie 'intorno al ciocco", scrivere a Babbo Natale a tutte le età
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Vi ricordate quando scrivevate le letterine di Natale davanti al fuoco? Ripercorriamo quell'emozione con i versi dell'Associazione Culturale "Tuscia Dialettale Viterbo"

NUSTALGIA di Franco Giuliani

“Vechcia letterina di Natale

scritta non so più quant’anne fa:

arisee scappata fora d’inguattone

del libro de le foto del mi ‘pa.

Le foje, dal tempo ,’n po’ ‘ngiallite, 

mostreno ancora quarche luccichetto

‘lli ‘n do arisplenneva la cumeta

e sopra ‘l tetto de la natività.

La scrittura ‘ncerta e ‘n po’ tremante,

quase manco me pare più la mia,

ma stasera al monno ‘n c’è poesia

che possa piacere più de que’.

Rileggenno ‘sta vecchia letterina,

me trovo ‘mmerso ma ‘na cenarella

e mo’ ‘l ricordo se muta ‘n nustalgia

e ‘sta favola deventa anco’ più bella:

risemo tutte ‘ntorno al tavolino,

ricco di pore cose da magnà:

c’è ‘n presepietto sotto al lavandino

e… ‘n gran profumo de serenità.

Vecchia letterina di Natale

scritta non so più quant’anne fa;

la cummuzione ch’adesso m’aregale

l’ho vista allora… ma l’occhie del mi pà.

 

Grazie ai versi dell’Associazione Culturale “Tuscia Dialettale Viterbo”

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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