
TARQUINIA – Liberare i mari dalla plastica è uno dei temi di maggiore avanguardia dell’agenda mondiale. Diffondere la consapevolezza di quello che sta accadendo e che minaccia la salute dell’uomo è compito, in prima linea, della scienza e della ricerca. Sul litorale viterbese è in corso un importante studio sugli effetti delle microplastiche nei pesci. A portarlo avanti il professore Giuseppe Nascetti, ordinario di Ecologia all’Unitus.
All’interno del Centro Ittiogenico Marino Sperimentale delle Saline di Tarquinia si stanno studiando i comportamenti dei pesci verso le microplastiche. Sono state scelte delle piccole spigole, specie che fa parte della catena alimentare umana. Conclusa la prima fase dello studio che ha puntato ad approfondire un aspetto importante: verificare se i pesci ingeriscono le plastiche perché su queste si vanno a depositare altri microorganismi (alghe, piante e piccoli animali) oppure ingeriscono anche plastiche pure, indipendentemente da quello che viene definito il biofouling.
“I risultati – spiega Nascetti – dimostrano che le spigolette ingeriscono anche plastica vergine, senza organismi biologici inseriti. L’ipotesi scientifica puntava a verificare il biofouling come attrattore”. Quello che è venuto fuori dallo studio invece dimostra che è proprio il comportamento dei pesci che li porta a ingerire la plastica in genere.
Il tema delle microplastiche, che così entrano nella catena alimentare umana, è di grande importanza. “Le plastiche sono come delle spugne e possono intrappolare al loro interno anche sostanze inquinanti come gli idrocarburi – continua Nascetti -”.
Lo studio è stato condotto su spigole inserite all’interno di grandi acquari dove sono state inserite microplastiche vergine, microplastiche con biofouling e anche con inquinanti, ottenute tenendole all’interno del porto di Civitavecchia. Tutto questo è funzionale alla seconda parte dello studio che punta a verificare, attraverso analisi chimiche e biologiche, che effetti producono sui pesci le microplastiche ingerite.
Il professor Nascetti si occupa da più di 40 anni di parassiti nei mammiferi marini e da molto tempo osserva questo fenomeno delle plastiche ingerite da delfini e soprattutto capodogli. Fu uno dei primi a denunciare il fenomeno, ora il problema della plastica nei mari è diventato di interesse centrale. E uno dei grandi temi è proprio quello degli effetti dell’ingresso delle microplastiche nella catena alimentare.
Milioni di tonnellate di materia plastica va a finire in mare ogni anno e parte di questa finisce sulla tavola. Lo stesso Nascetti ha presentato, nei mesi scorsi, un progetto al Ministero delle Politiche Agricole, direzione generale della Pesca, e in questi giorni inizierà con tutti i pescatori di Montalto di Castro a raccogliere plastica in mare. In Toscana lo fanno già da qualche tempo per sensibilizzare che la plastica deve essere riciclata e non dispersa nell’ambiente.


















