
Il Bagnaccio ha un sacco di amici, in due giorni oltre mille firme per la petizione che sottolinea l’importanza di mantenere l’attuale gestione.
Da due anni a questa parte il sito termale sulla Martana ha trovato una nuova vita. Quello che era il regno dell’abbandono e dell’incuria ha trovato una nuova dimensione: vasche pulite ogni sera, posti per sedere, camminatoi, verde curato e l’intera area pulita e controllata.
Ma la convenzione biennale è scaduta e martedì pomeriggio Palazzo dei Priori ha mandato il direttore di miniera Giuseppe Pagano a chiudere il pozzo che con i suoi 2 litri al secondo fornisce l’acqua necessaria a mantenere attive le vasche.
Operazione sventata da una protesta popolare che ha realizzato davanti al pozzo un muro umano. In queste ore si è aperto il dialogo tra amministrazione comunale e rappresentanti dell’associazione, per capire come dare seguito al cammino avviato. In contemporanea la raccolta firme in calce a una lettera indirizzata al sindaco Leonardo Michelini. E’ possibile trovarla sul portale change.org.
Il testo della petizione
”l territorio di Viterbo è contraddistinto dalla ricchezza di sorgenti termali – così il messaggio lanciato -. Nonostante le sue ricchezze termali siano state ampiamente e intelligentemente sfruttate nel periodo della Roma Imperiale, e anche prima, l’ultimo secolo è stato caratterizzato da un profondo disinteresse nei confronti di questa grande realtà. Recentemente alcuni progetti di termalismo ecosostenibile, a basso consumo di acqua sono stati avviati ma fortemente contrastati dalla macchina politica e dalla burocrazia.
Il Parco Termale del Bagnaccio è la punta di diamante del termalismo ambientale ecosostenibile del viterbese, e rappresenta un modello da prendere a esempio, per fruire di quello che la natura ci offre senza depauperare il territorio.
Con profondo dolore e rammarico avvisiamo tutti gli amici e amanti del Parco Termale del Bagnaccio di tutta Italia, che, con provvedimento dirigenziale in data 10 luglio 2015, il Comune di Viterbo, del tutto arbitrariamente, ha disposto la chiusura immediata della saracinesca del pozzo comunale che alimenta le vasche ordinando al direttore delle miniere di provvedere a detto incombente.
A causa di questa scelta si lasciano a secco oltre tremila fruitori abituali che arrivano a Viterbo da tutta Italia, Austria e Germania, oltre che ad un numero elevato di fruitori occasionali, oltre ai pellegrini della Via Francigena che qui trovano riposo e sollievo”.


















