Pini abbattuti a piazzale Gramsci, Frontini verso Arena: "Siete peggio delle cavallette"
Frontini
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VITERBO - "Resterete nella storia, sì, proprio come le cavallette, la morte dei primogeniti e l’acqua mutata in sangue. Ci vorranno anni per curare le ferite mortali che avete inflitto all’etica e all’estetica di questa città".

VITERBO – Taglio dei pini di piazzale Gramsci, parole durissime da Chiara Frontini. “C’era un’alternativa che non avete voluto percorrere. I viterbesi si sono svegliati senza un pezzo della loro identità. Senza uno degli scorci più belli venendo da nord. Chi non si commuove vedendo queste immagini non ama la bellezza, quella bellezza e vivibilità che stanno distruggendo giorno dopo giorno – così il consigliere di Viterbo 2020 -. Siete peggio delle dieci piaghe d’Egitto, state devastando una città e io vi auguro con tutto il cuore, ma davvero con tutta me stessa, che i viterbesi vi restituiscano quello che meritate: la sfiducia perenne, per aver reso Viterbo ancora più retrograda, schiava, stantìa, statica e oppressa. Senza prospettive e senza un’idea di futuro, fanalino di coda di ogni innovazione e sempre in affanno rispetto a chi viaggia veloce.

Resterete nella storia, sì, proprio come le cavallette, la morte dei primogeniti e l’acqua mutata in sangue. Ci vorranno anni per curare le ferite mortali che avete inflitto all’etica e all’estetica di questa città. Ma fino allo stremo delle forze continueremo a rappresentare un’alternativa a tutto questo, perché non ci si può arrendere di fronte a uno scempio simile”.

Gli Stati Generali La Fune
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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