
Pietro Paolacci è un nome, sicuramente a molti, noto. La sua musica accompagna serate ormai da anni, i suoi cantanti del Bar a Kanto hanno dato una bella sferzata di energia alle sonnolente serate viterbesi e non solo. Una vita dedicata alla musica, al comporre parole, a far riemergere un circuito musicale di musica dal vivo in luoghi che non vivono di note ormai da tempo.
Pietro Paolacci tenta il colpaccio e esce con un nuovo inedito il giorno di Pasqua, lo abbiamo incontrato.
Musicista, autore, conduttore e adesso pronto ad uscire con un inedito tutto tuo. Pietro,come è nato questo pezzo?
“Questo brano “Il Nuovo cantautore” nasce in due fasi diverse e va a toccare, a parlare alla società in generale, che è un po’ “drogata “e rimbambita dalle tante chiacchiere, spesso prive di contenuti che ci propinano coloro che ci guidano.
E con giochi di parole volevo descrivere quanto tutto si tiene su con le chiacchiere, compresi i ponti, infatti il ritornello della canzone arrivò proprio il giorno in cui crollò il ponte Morandi di Genova”
In un momento storico di solitudine e di ritiro anche personale, quanto può fare la musica?
“In questo periodo per tutti difficile, noi artisti ci siamo ritrovati dallo stare due o tre sere alla settimana con intorno centinaia di persone che cantavano e ballavano con noi, a zero. Questo è stato un po’ traumatico. Viviamo di contatto, applausi e chiacchiere dopo lo spettacolo!
Ci siamo chiesti cosa fare per noi e soprattutto per tutte le persone che dovevano rimanere a casa col grande rischio di schiantarsi contro un nuovo incomprensibile e sconosciuto tipo di
tristezza. La cosa più spontanea e corretta era quella di trovare il canale per arrivare a più persone possibile e continuare a cantare ed intrattenere sfruttando il “tempo libero” per produrre il più possibile il nostro antidoto contro la solitudine, quello che solo l’arte può produrre”
Influenze musicali in questo pezzo?
“Essendo io un ascoltatore onnivoro sono influenzato un po’ da tutto, ovviamente tutto gira intorno al pop con influenze rock blues anche se ne “Il nuovo cantautore” gli addetti ai lavori hanno riconosciuto tracce insolite di Goran Bregović e la cosa mi lusinga molto”
Perché farlo uscire il giorno di Pasqua?
“Credo che fare uscire un Primo Singolo alla mia età, ho 43 anni, sia un po’ insolito, avevo lasciato “morire” questa idea più di dieci anni fa, così quando ho deciso di riportare in vita questa parte di me l’ho vissuta un po’ come una resurrezione di una parte fondamentale.
E poi cosa c’è di meglio che trovare nell’uovo di Pasqua una canzone nuova da ascoltare?”
Torniamo un po’ indietro nel tempo: raccontaci la tua prima sensazione quando hai toccato il tuo primo strumento
“Vengo da una famiglia di musicisti e gli strumenti non sono mai mancati, sinceramente non ricordo la prima volta, ma ricordo esattamente quanto mi arrivava il cuore in gola quando da piccolissimo sentivo qualche canzone che mi piaceva in particolare modo, l’euforia mi pervadeva non riuscivo a trattenere le emozioni, poi quelle emozioni ho incominciato a suonarle e cantarle”
Tu sei uno dei pochi che hanno cercato di riportare la musica dal vivo nei locali viterbesi. L’esperienza di Bar a Kanto quanto è importante in un territorio come questo che spesso pecca di mancanze a volte molto “rumorose”?
““Bar a Kanto” nasce proprio per portare un po’ di sano ”rumore” e buon umore in un territorio bisognoso di rapporti artistici e umani anche, come in questo caso, tra dilettanti che non hanno troppe possibilità di esprimersi.
Arrivando io da grandi città come Roma e Firenze ho notato che c’era poca offerta di intrattenimento soprattutto nelle fasce infrasettimanali dove i locali fanno più fatica a fare cassetto. Quindi non è stato difficile fare due più due per chi come me si occupa di questo. Cerco sempre di dare un “prodotto” utile e che porti benefici a tutti”
Hai dedicato questa canzone a qualcuno in particolare?
“Credo che gli artisti sotto questo aspetto siano molto egoisti e narcisisti, penso che ogni opera prima di tutto la dedichiamo a noi stessi, sperando che porti un messaggio a chi ne fa uso, un messaggio soggettivo, che poi si trasforma in dedica personale”
Buon ascolto!


















