Pietre Vive, al colle del duomo la mostra di Stefano Cianti
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VITERBO - La mostra sarà inaugurata domenica 26 novembre alle ore 16.00 presso la sala conferenze del museo dove sarà anche possibile degustare i vini offerti dalla cantina Gustopiù, con la collaborazione di Divinarte.

VITERBO – Nella nuova mostra ospitata presso il Museo Colle del Duomo di Viterbo semplici pietre diventano opere d’arte attraverso lo sguardo visionario di Stefano Cianti.

Pietre vive è un ciclo inedito dell’artista originario di Ronciglione che dal 2015 dedica la sua ricerca alla sperimentazione di materiali extra-pittorici (legno, bambù, foglia d’oro, vetro, pietre, specchi) per sondare la dimensione intima e sacra della vita.

Tra le sue più recenti apparizioni pubbliche ricorderemo l’esposizione Umanità interiore presso il Palazzo degli Alessandri nel quartiere San Pellegrino a Viterbo e l’installazione Ecce Homo presso la Cripta della Cattedrale “Santa Maria Assunta” di Sutri.

“Collocate lungo il percorso espositivo del museo in posizione orizzontale quasi a ricordo degli antichi pavimenti cosmateschi, le opere di Cianti invitano lo spettatore ad abbassarsi, a confrontarsi quindi con la propria condizione umana riflettendo su tematiche sociali attualissime come il rapporto uomo-natura, la difficoltosa ricerca della pace tra popoli, la libertà femminile”, afferma la dottoressa Francesca Menna, curatrice e responsabile del settore mostre per Archeoares.

La mostra sarà inaugurata domenica 26 novembre alle ore 16.00 presso la sala conferenze del museo dove sarà anche possibile degustare i vini offerti dalla cantina Gustopiù, con la collaborazione di Divinarte.

L’evento vedrà inoltre la partecipazione del maestro percussionista Andrea Piccioni che allieterà i presenti con una sua performance musicale. La partecipazione è gratuita e non necessita di prenotazione. L’artista, che ha suscitato notevole interesse per l’originalità e profondità della propria poetica, sarà a disposizione per chi vorrà dialogare con lui e rispondere a domande e curiosità.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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