Piero Camilli mette in vendita la Viterbese
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VITERBO – Durissima presa di posizione di Piero Camilli contro l'inibizione del figlio Luciano. Il patron gialloblù annuncia l'addio al club: "Il presidente dell'Arezzo protagonista di una sceneggiata napoletana”. Infine attacca anche la stampa locale: “Meritate di scrivere di calcio dilettantistico”.

VITERBO – Piero Camilli mette in vendita la Viterbese. Sulla decisione del patron gialloblù ha pesato come un macigno la decisione del giudice sportivo di inibire per cinque anni il figlio Luciano dopo il grave episodio di mercoledì sera contro l’Arezzo. Sul sito ufficiale del club di via della Palazzina il comunicato:

La società sportiva Viterbese Castrense, nella persona del presidente Piero Camilli dichiara quanto segue.

Abbiamo appreso con vivo stupore e notevole rammarico quanto disposto dalla “cosiddetta” giustizia sportiva, rappresentata nel caso de quo da un notaio o da un suo sostituto.

Quanto refertato è assolutamente falso e rappresenta la dichiarazione di parte del signor La Canna già noto alle cronache sportive e non nell’ambito perugino.

Ci domandiamo dove fossero i rappresentanti di lega e procura federale quando il suddetto soggetto, prima andava ad effettuare una sorta di “danza Maori” davanti alla curva dei sostenitori aretini per poi dirigersi verso il tunnel a raso della tribuna occupata dai tifosi viterbesi, sbeffeggiandoli e toccandosi i genitali e dicendo ad alta voce “tifosi di merda”, “poveracci” e “fate schifo”.

Luciano Camilli vedendo l’assoluta inerzia degli organi sportivi competenti al fine di evitare problemi alla società sportiva Viterbese Castrense per responsabilità oggettiva, interveniva invitando il suddetto La Canna a tornare velocemente nel posto a lui assegnato.

Per tutta risposta ed in presenza di testimoni il predetto La Canna offendeva pesantemente Luciano Camilli negli affetti familiari.

Per cui è comprensibile e giustificabile il fatto che quest’ultimo possa averlo spintonato con il solo intento di allontanarlo.

Qui è iniziata la “sceneggiata napoletana” che vedeva quale protagonista non il compianto Mario Merola bensì il signor Giorgio La Canna e credete che i fatti susseguitisi fanno un baffo alla famose canzone “la creme napulitane”.

Con la richiesta  di questi di intervento medico svenimenti vari tra un selfie e l’altro sulla barella.

L’intendimento del La Canna è evidente.

Abbiamo soltanto voluto spiegare e chiarire i fatti e abbiamo dato incarico ai nostri legali di tutelare il nome della famiglia Camilli e di ciò che rappresenta la Viterbese per questa città.

Quanto successo ci rafforza nel nostro intendimento di uscire da questo mondo che non ci appartiene.

Troppo seri, troppo puntuali nei pagamenti e troppo onesti a confronto di gente squalificata a vita e riammessa “per grazia divina” che ieri sera abbiamo avuto la sfortuna di incontrare.

La società è a disposizione per la cessione, pulita, senza debiti e capitalizzata.

Io stesso da domani 24 maggio attraverserò il mio Piave dimettendomi dalle cariche federali in modo tale da poter aggredire legalmente chi tenta di infangare il nostro nome palesando intenti chiaramente estortivi.

Per finire ringrazio la stampa locale che ha dato enorme risalto all’accaduto, senza i dovuti approfondimenti. Al signor La Canna è stato refertato al pronto soccorso solamente, minima escoriazione al ginocchio destro.

Vi ho fatto scrivere di partite di calcio vero che se ci pensate “cadete dal letto”, ma meritate di scrivere di calcio dilettantistico, dimostrando pochissimo rispetto per una famiglia che ha investito in questa città tempo, passione, cuore e denaro”.

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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