

DOver incominciare il concerto e prendersela con il direttore del giornale Pomi, sembra proprio una stonatura di quelle pesanti. Ma la musica non è sempre bella, appassionata, melodiosa, trascinante, a volte capita che sia stridente, fastidiosa, noiosa.
In questo caso al direttore forse darà fastidio alle orecchie, ma il suo articolo sulla “Movida di S. Pellegrino” a me lo ha dato al cervello. Infatti pur riconoscendo le molte verità argomentate, ho trovato l’articolo un sogno, una chimera o per la precisione un’utopia vera e propria, così come molti argomenti sono semplicemente populismo, demagogia bella e buona.
E’ vero che la nostra amministrazione è formata da tanti cervelli in proprio che non riescono ad accordarsi su una decisione comune, ma è altrettanto vero che il centro storico non può andare avanti così come è ora. Vogliamo andare incontro alla necessità dei negozi, dei bar, dei pub
vari?
Bene, troviamo una via di mezzo tra l’attuale situazione e quella che dovrebbe essere normale, stabiliamo un orario che valga per tutta la città, organizziamo intrattenimenti pomeridiani, garantiamo la pulizia delle strade, sollecitiamo un controllo maggiore dei tutori dell’ordine, liberiamoci della pesante limitazione di accesso dal lunedì al venerdì mattina lasciando la movida per il venerdì sera, il sabato e la domenica. Può sembrare una restrizione per i commercianti, ma non è così perché possono offrire la loro merce anche a chi durante la settimana può liberamente transitare nel centro storico. Il mio ideale, comunque, è quello che ho già espresso nei “Pensieri in volo”, e che, nella parte principale, ripeto: “voglio vedere una città viva ovunque; occorre programmare attività culturali, ludiche dappertutto, da Prato Giardino a piazza della Rocca, da piazza dei Caduti a Porta Romana, da via Saffi a S. Rosa, ecc.” Solo così avremo una vera città.
REstando in tema centro storico ho trovato veramente bella, sentimentale, reale la lettera della signora Maria Elena Pierini su un altro giornale. Merita di essere letta ma soprattutto adottata specialmente da coloro come la consigliera Perlorca; ma per quest’ultima il mio precedente giudizio rimane inalterato “una rondine non fa primavera”.
MI sa tanto di rimediaticcio il piano del commercio approvato dal Consiglio Comunale. Per prima cosa in estate l’orario di chiusura poteva essere protratto almeno fino alle 2 nessuno scandalo, ma quello che non mi piace è quanto dichiarato dall’Assessora Mancini “Il primo cittadino, caso per caso, adeguerà con nuove ordinanze, gli orari a quelli del piano”.
L’orario fissato è valido per la città o solo per una parte? Ribadisco, non ci devono essere ordinanze particolari, così come non ci devono essere differenze di orari tra un negozio al Murialdo e uno nel centro storico; la città è una, le regole non devono essere diverse. Se poi il negoziante del Murialdo vuole chiudere prima è una sua scelta, la possibilità di rimanere aperto ce l’ha.
FA solo pena la situazione attuale del centro storico. Con il crollo del palazzo in via Cardinal La Fontaine si è prodotta un ulteriore riduzione del commercio per i piccoli negozi ancora esistenti; addirittura della situazione ne stanno pagando le conseguenze negative anche i negozi situati dopo via Annio; è una lamentela generale.
Ma intanto che cosa si sta facendo per risolvere il problema? I famosi tecnici nominati sono arrivati o stanno ancora per strada? I tecnici del Comune non potrebbero intanto intervenire per dare un parere sulla situazione effettiva e solo in caso di un responso contrario a quanto affermato dalla proprietà aspettare i rilievi privati? O dovremo ancora
aspettare le calende greche per poter accedere nel centro storico?
SOLtanto i residenti infatti possono entrare oggi, l’Assessorato ai Lavori Pubblici si è dimenticato degli handicappati
con regolare permesso ad entrare e nessuno dice niente. Silenzio dell’Assessorato, silenzio del Sindaco, silenzio della minoranza. Silenzio da parte della stampa che si limita a parlare del crollo del palazzo, ma ignora le conseguenze di decisioni prese alla “carlona”. Sono il solo a parlarne e più volte, ma devo riconoscere di essere inascoltato, oppure di non avere lettori importanti.
LA discussione del piano del commercio ha riproposto in parte il problema del mercato del sabato: via Garbini oppure piazza della Rocca?
Ho già espresso il mio parere, lo ripeto: non mi sembra opportuna via Garbini soprattutto per il traffico già di per se caotico; piazza della Rocca, come per il passato, è molto più idonea con il vantaggio che il mercato rimarrebbe all’interno delle mura cittadine.
Il segretario di Confartigianato Imprese di Viterbo, Andrea De Simone, sostiene che il mercato del sabato debba essere trasferito solo a via Garbini in quanto a piazza della Rocca produrrebbe “la morte delle attività commerciali di via Cairoli e delle zone attigue” e che “l’unico accesso al Sacrario si avrebbe solo scendendo da Porta Romana”.
Vede egregio De Simone, per quanto riguarda le attività commerciali di via Cairoli e zone attigue sarebbe proprio il mercato del sabato a piazza della Rocca a farle rivivere; coloro che vogliono andare al mercato lasciando la macchina nel parcheggio del Sacrario devono per forza di cose percorrere a piedi via Cairoli sia all’andata che al ritorno e i negozianti di questo hanno bisogno: del passaggio pedonale non veicolare; comunque anche per quello delle vetture non ci sarebbero problemi potendo transitare da via S. Luca, da via Maria Santissima Liberatrice e, volendo basterebbe riaprire nei due sensi di marcia almeno il sabato via Signorelli.
Per via Matteotti basta mantenere il traffico veicolare da piazza Verdi a Porta Fiorentina limitando il mercato sino alla fontana di piazza della Rocca. Lei sostiene che il mercato a via Garbini “non arrecherebbe alcun disagio alla città” ma ai commercianti e ai cittadini lo porterebbe senz’altro: da qualsiasi punto di Viterbo coloro che andranno al mercato del sabato, e sono tanti per fortuna degli ambulanti, per andare in via Garbini dovranno per forza di cose usare la macchina quindi come ho già detto traffico caotico, assurdo. Ma soprattutto esiste la possibilità del parcheggio? I commercianti del centro avrebbero possibilità di lavorare con la maggior parte dei cittadini che in macchina andranno a via Garbini?
Una raccomandazione: forse occorre pensare meglio! Per il mercato c’è anche la proposta di Bianchini al quale si è unito De Simone che vorrebbe cambiare il tipo di merceologia proponendo prodotti a chilometro zero e artigianato; va tutto bene, il miglioramento del mercato è senz’altro auspicabile, ma non limitiamo troppo le attività degli ambulanti. Per bruscolini, castagne secche, ecc. occorre aspettare la Santissima Annunziata e S. Rosa.
SIamo alla fine cari lettori, e mi rivolgo ancora una volta al direttore Pomi. Caro Roberto, non ci crederai, ma anch’io ho avuto vent’anni, è vero, tanto tempo fa, ma ti assicuro che non mi è mai passato per la mente di ubriacarmi né da solo, né in compagnia. Vedi, una volta erano i vecchi che si ubriacavano magari per scordare i guai economici o altro, oggi sono i giovani che lo fanno non per scordare i problemi ma semplicemente perché non sono stati bene educati dai propri genitori impegnati ad andare dai maestri e professori per protestare per le note al proprio figlio, lo fanno come bravata, per dimostrare agli altri come essere un leader, per imbecillità. Considerato che è la pura verità quella di non essermi mai ubriacato, secondo il tuo parere dovrei essere una rarità; non lo sono, ne conosco tanti altri che non si sono mai ubriacati.

















