
VITERBO – Ventitre vasi in ferro. Questa è la soluzione che l’amministrazione Arena sembra avere intenzione di calare su piazza del Plebiscito per risolvere il problema della sosta selvaggia di notte.
Siamo pronti a fare una scommessa: parcheggeranno ancora lì, tra un vaso e l’altro. Al tempo stesso una delle piazze più suggestive della città ne uscirà trasfigurata sempre: tanto di giorno quanto la sera.
Il tema è caldo sui social dove stanno piovendo molte critiche in risposta all’annuncio del sindaco Giovanni Arena. La soluzione dei 23 vasi in ferro pone tanti punti interrogativi.
La pezza infatti rischia di non produrre gli effetti auspicati e di risultare peggio del problema. Unico strumento che può produrre risultati per educare i cittadini a parcheggiare nei luoghi preposti è quello del multificio. Se ogni sabato sera venissero mandati i vigili si tirerebbero fuori abbastanza soldi per pagare gli straordinari di diversi mesi agli agenti della polizia locale e si darebbe l’idea di una città dove le regole si rispettano.
L’idea dei vasi è distruttiva dell’immagine e del senso della piazza e precluderebbe, o comunque renderebbe molto più difficile, la possibilità di utilizzarla in tutta la sua pulizia spaziale per ospitare installazioni artistiche. Della serie occhio a utilizzare gli strumenti che potrebbero andare bene in un banale paesino sperduto per un capoluogo, che dovrebbe anche giocare un ruolo educativo ispirando il senso del bello. Lanciamo pertanto un appello allo Soprintendenza perché intervenga non rendendo possibile la cosa.
Ha detto bene, a nostro avviso, qualche lettore de La Fune “si tratta di una soluzione che fa cadere le braccia”. Facciamo appello intanto a qualche consigliere comunale affinché l’intenzione annunciata venga disinnescata. Sarebbe imbarazzante trovarci tutti i lunedì a pubblicare foto di parcheggi creativi in piazza del Comune tra i vasi in ferro. Ricordiamo che Viterbo è la città dove le persone parcheggiano sulle fontane del ‘200, a infilarsi tra un vaso e l’altro è un attimo.


















