Piazza Crispi crocevia di storie e di persone, il ricordo
Francesco Mattioli
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VITERBO - Negli anni Sessanta e Settanta, ci dicevamo “ci vediamo in piazza”; ed era Piazza Crispi.

di Francesco Mattioli

Caro direttore,
è stato detto che Piazza Crispi finalmente è una piazza, dopo esser stata per decenni un crocevia. Me lo auguro. Ma Piazza Crispi è stata già una piazza. Negli anni Sessanta e Settanta, ci dicevamo “ci vediamo in piazza”; ed era Piazza Crispi.

Mezza Viterbo giovane in quegli anni è passata per quella piazza. Ci è nato il Sessantotto viterbese, c’è nata la “radio della piazza”, che era Radio A.elle, la più rivoluzionaria delle radio private viterbesi d’allora. C’è nata certa politica giovanile che pur incardinata nei partiti d’allora tentava disperatamente di parlare un linguaggio diverso, aperto al cambiamento, come accadeva per il gruppo de La Vedetta. Ci sono nate il WWF e Italia Nostra d’allora, ci sono nati club sportivi. C’è nato addirittura un nuovo modo, veramente post conciliare, di fare chiesa.

Ci sono nate storie d’amore e storie di singolare amicizia. Di spavalderia e di progetti curiosi. C’è nata la fotografia sociale di appassionati che ti raccontavano storie africane, ma anche la fatica dei facchini sotto la Macchina di S. Rosa.

La vita giovanile ferveva tra il bar del sor Umberto e della sora Flora, il “Sale e tabacchi” della sora Angelina e il negozio d’alimentari del sor Federici. Ferveva.

Sì, forse era anche un crocevia; ma di persone, di sogni, di intenti, di speranze e di esperienze.

 

 

 

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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