Pianoscarano sogna la Champions: "Daje Leo"; Bonucci: "Porteremo a casa la coppa"
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Viterbo sogna e Pianoscarano, il suo quartiere, è con Bonucci. Così, da alcuni giorni, si è materializzato al lato della porta del Carmine uno striscione che parla chiaro: “Daje Leo”. Qui, i residenti storici, lo conoscono tutti. Basta andare all'alimentari da Nazareno, buttare gli occhi al lato del bancone e trovare la foto con tanto di dedica ai gestori. Stessa storia in altre attività e bar del posto. Tipo al Sound.

Voglia di essere campioni, di spalancare gli occhi su Cardiff e ridere tutta la notte. Magari esplodere per un gol insaccato all’angolo dal numero 19 bianconero. Leo Bonucci, il viterbese che gioca nella Juventus e che si è costruito un presente da grande giocatore nel calcio che conta. “Per aspera ad astra”, come racconta il suo tatuaggio.

Viterbo sogna e Pianoscarano, il suo quartiere, è con Bonucci. Così, da alcuni giorni, si è materializzato al lato della porta del Carmine uno striscione che parla chiaro: “Daje Leo”. Qui, i residenti storici, lo conoscono tutti. Basta andare all’alimentari da Nazareno, buttare gli occhi al lato del bancone e trovare la foto con tanto di dedica ai gestori. Stessa storia in altre attività e bar del posto. Tipo al Sound.

Il 3 giugno i viterbesi appassionati di calcio, anche quelli che non tifano per la Vecchia Signora, avranno un buon motivo per guardare la partita e sognare. Un viterbese potrebbe salire sul tetto del mondo e alzare la Champions Legue. Dall’altra parte c’è il Real, è vero. Ma questa Juve può fare il risultato. Ne è convinto anche Bonucci che a Tuttosport parla così: “Dobbiamo vivere questa settimana con la giusta adrenalina, ma allo stesso tempo non rischiare di arrivare svuotati a Cardiff. Siamo più maturi rispetto al 2015, abbiamo grandi giocatori di livello internazionale, faremo una grandissima finale e porteremo a casa la Coppa: ne sono sicuro”.

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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