
ROMA – La Corte costituzionale con la sentenza numero 240 ha annullato il Piano paesistico della Regione Lazio e tutti gli atti consequenziali e successivi alla sua approvazione.
La Corte ha accolto il ricorso del Governo circa l’adozione del Ptpr della Regione Lazio, annullandolo, poiché contrario al Codice dei beni culturali e del paesaggio entrato in vigore nel 2004 ed in violazione degli impegni assunti nei confronti dello stesso Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo.
Il Consiglio regionale, su proposta della Giunta, aveva infatti unilateralmente approvato il piano paesaggistico regionale il 2 agosto 2019, senza il necessario coinvolgimento del Governo, agendo con una condotta che è stata oggi giudicata dalla Corte Costituzionale contrastante con il principio della leale collaborazione, oltre che con il già citato Codice dei beni culturali e del paesaggio per cui, al fine di assicurare l’unitarietà del valore della tutela paesaggistica, è previsto l’obbligo di pianificazione congiunta.
“Alla base della sentenza, di fatto, il mancato coinvolgimento da parte di Zingaretti, segretario del Pd, del Ministro Franceschini, anch’egli del Pd – così il senatore leghista Umberto Fusco, coordinatore per il Carroccio degli enti locali nel Lazio -.
La vicenda, nel porre in risalto un evidente problema di natura politica, evidenzia il cortocircuito che la gestione del Partito Democratico ha generato nella vicenda e il caos in cui si sono trovate ad operare le imprese del Lazio e ancor più le amministrazioni locali.
Auspico che a seguito di quanto avvenuto la Giunta regionale sappia ora proporre, non solo con il pieno coinvolgimento del Ministero, ma a seguito di un reale concertazione con tutti i soggetti interessati, un nuovo Ptpr che sappia offrire una forte ed unitaria tutela paesaggistica e ambientale del territorio regionale”.


















