
VITERBO – Una svolta epocale, vogliamo definire così il Piano di Recupero del Centro Storico. Nel silenzio Palazzo dei Priori e La Sapienza stanno lavorando al documento che è destinato a rappresentare la leva per innescare un cambiamento strutturale nella parte antica della città. La prima stesura del Piano arriverà sul tavolo del Comune di Viterbo giovedì 2 ottobre, tra una settimana. A quel punto il percorso del Piano potrà entrare in una fase nuova che prevede l’apertura di una consultazione popolare, una sorta di confronto con i cittadini finalizzato ad armonizzarne i contenuti.
Se da qualche decennio il centro storico di Viterbo è in declino è probabilmente anche colpa dell’assenza di questo strumento fondamentale per mettere mano al patrimonio edilizio esistente e modificarlo in base alle esigenze del mercato dei commerci. Oggi per esempio non è possibile unire spazi commerciali attigui e questo non rende disponibili grandi metrature che potrebbero attirare le grandi marche. Ma questo è solo un esempio. Senza un Piano di Recupero non è possibile fare interventi di demolizione e ricostruzione di alcuni fabbricati. Questo ha portato all’abbandono di aree come Campo Boio (dietro il palazzo Inps di via Matteotti) ma anche di superfici importanti come l’ex Banco del Cimino al Sacrario. Si potrebbero fare anche altri esempi: pensate per esempio all’ex cinema Metropolitan.
Guardate all’area di San Faustino, con interi edifici da ristrutturare interamente ma dove converrebbe buttare giù e rifare tutto. Magari l’idea di ricostruire, rispettando i criteri che saranno indicati nel Piano, nel centro potrebbe calamitare l’attenzione anche dei costruttori viterbesi che oggi battono alla larga per l’impossibilità o la grande difficoltà burocratica di intervenire.
La prospettiva di dare al centro storico una nuova chance edilizia è stata partorita all’interno dell’Assessorato guidato dall’architetto Emanuele Aronne. Negli uffici di via Garbini sono iniziati i primi ragionamenti sull’urgenza di dare alla città un Piano di Recupero del Centro Storico. Quindi la scoperta che chi ha amministrato la città ci aveva già provato con un cammino che mosse il primo passo nel 1979 e poi si spense nel 1984, con la riduzione del Piano a linee guida mai approvate in sala d’Ercole.
Palazzo dei Priori ha guardato all’Università della Sapienza come partner per costruire questo importante strumento. Quindi le prime riunioni fino ad arrivare all’ultima del 12 febbraio scorso. La Sapienza ha ricevuto un incarico per fornire supporto all’elaborazione del piano e all’interno era stato stabilito che tutte le indicazioni sarebbero dovute arrivare entro il 2025, al massimo nei primi mesi del 2026. La consegna il 2 ottobre è una “conquista di tempo” importante per l’avanzamento di uno strumento che vale oro e destinato davvero a essere la leva con cui risollevare il destino del centro.
Hanno partecipato al lavoro docenti di varie discipline: architettura, urbanistica, pianificazione, sociologia, design, economia. Il piano dovrà poi essere approvato in consiglio comunale, pubblicato, reso oggetto di osservazioni che potranno essere accolto o respinte e infine inviato in Regione per un’approvazione tecnica. A quel punto Viterbo avrà delle nuove possibilità che gli imprenditori, locali e non, potranno cavalcare.
Il nuovo strumento aprirà le strade a chi vorrà investire in alberghi e in medie strutture di vendite nel centro storico e anche a scommesse (per cuori forti) sul residenziale. Ma una saggia imprenditoria potrebbe aiutare a risolvere anche il problema parcheggi, con l’apertura di garage come è possibile trovare in moltissime città italiane: da Roma a Firenze, passando per Pistoia, Napoli, Caserta e via dicendo.
Alla Sapienza il compito di definire sulle tavole che consegnerà una divisione in zone della città, la definizione di tipologie di intervento possibili in ogni diversa zona e le relative norme tecniche.
In poche parole e per farla semplice il Piano andrà a togliere una sorta di freno a mano che ha ingessato e fermato il centro storico, stoppando evoluzioni che invece sarebbero state utili per renderlo appetibile alle diverse tendenze del mercato del commercio sempre in evoluzione. Il nuovo Piano andrà a superare l’attuale regolamento dell’ornato e il piano del colore.
Una rivoluzione strutturale di cui c’è tanto bisogno ma a cui nessuno ha messo mano dopo l’ultimo tentativo, andato male, di quasi 50 anni fa. Segno di una scarsa consapevolezza sui problemi del centro storico. Perché alla fine è più semplice stracciarsi le vesti per un sacco di rifiuti vicino a una fontana e dare la colpa delle difficoltà all’altro di turno. E’ la politica dell’inutile quella, o meglio è la politichetta che serve per racimolare i votarelli per assicurarsi un posto da eletto dove continuare a fare poco per la città e molto per “il teatro”.


















