



INSIDE – La Tuscia, scrigno di storie e tradizioni, è una terra che aspetta di essere scoperta e valorizzata, e oggi vi presento Pianiano, un borgo incastonato lungo la provinciale che da Ischia di Castro conduce a Vulci, nel comune di Cellere. Lontano dalle rotte più battute, questo piccolo agglomerato di case e anime custodisce un patrimonio di storia e silenzio tutto da esplorare.
Sospeso tra la Tuscia e la Maremma, il piccolo borgo di Pianiano, una manciata di anime aggrappate alla vita, offre un tuffo indietro nel tempo. Il suo aspetto, quasi difensivo, un riccio accovacciato tra gli ulivi che delimitano il territorio di Cellere, del quale è l’unica frazione, custodisce una storia millenaria. Un passato che affonda le radici nell’epoca etrusca, attraversa i fasti del feudo degli Orsini di Pitigliano per giungere fino al Ducato di Castro.
Abbandonato verso la fine del XVII secolo a causa della malaria che imperversava, Pianiano conobbe una rinascita inaspettata. Nel 1729, il borgo e le sue terre furono annessi alla Comunità di Cellere. La vera svolta, però, arrivò nel 1754, quando Papa Benedetto XIV segnò il feudo a una colonia di oltre 200 rifugiati cristiani provenienti dall’Albania ottomana. Originari della città e della provincia di Scutari (Skodra), con alcune famiglie provenienti dall’attuale Montenegro, allora territorio turco-albanese, questi nuovi abitanti trovarono un borgo desolato.
Con tenacia e ingegno, riuscirono in breve tempo a risolvere le sorti di Pianiano, dando vita a una nuova comunità. Nonostante la loro opera di ricostruzione, poche tracce concrete del loro passaggio sono rimaste visibili, testimonianza forse della loro fretta nel ricominciare una nuova vita.
Il borgo è stato anche teatro di un capitolo oscuro ma affascinante della storia locale. A cavallo tra il XIX e il XX secolo, Pianiano diede i natali a Domenico Tiburzi, meglio conosciuto come “Domenichino”. Figura leggendaria, Tiburzi divenne uno dei più famosi briganti della Tuscia e della Maremma, guadagnandosi il soprannome di “Re del Lamone”.
Oggi, Pianiano si presenta come l’ultimo avamposto della Tuscia prima di addentrarsi nel cuore della Maremma, facilmente raggiungibile in direzione della suggestiva Vulci. Un luogo dove le pietre raccontano storie antiche, dove lo spirito di antiche popolazioni risuona ancora tra gli ulivi, e dove il fascino del passato si fonde con la serenità di un borgo che ha saputo rinascere dalle proprie ceneri.
© Maurizio Di Giovancarlo / Tuscia Fotografia / La Fune























