Piacere, Gloria. I numeri e tutto quello che c'è da sapere sul "campanile che cammina"
Gloria Bruno
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Il perché del nome Gloria, l'intuizione geniale di mettere al centro della Macchina le preghiere dei viterbesi e tutto quello che c'è da sapere sul "campanile che cammina" disegnato da Raffaele Ascenzi.

28 metri d’altezza dalle spalle dei facchini e 50 quintali di peso, queste le dimensioni di Gloria. Il progetto è dell’architetto Raffaele Ascenzi, mentre la Edilnolo ne ha curato la costruzione e ora l’assemblaggio. Lo scorso anno l’esordio, quest’anno il percorso “allungato” fino all’intersezione tra via Marconi e via Cairoli. Uno sforzo maggiore per omaggiare l’Anno Santo voluto da papa Francesco.

La base

A sorreggere il fusto della Macchina delle grandi statue molto particolari. Raffigurano un facchino ancestrale, mitico e senza tempo. Questo l’omaggio di Raffaele Ascenzi ai portatori del “campanile che cammina”. Una figura suggestiva e un simbolo denso di significati. L’omaggio del disegnatore, che già ha regalato alla città di Viterbo una Macchina importante come ‘Ali di luce’, a chi ha segnato sulle proprie spalle la storia di Viterbo.

Il fusto

Le linee sono ispirate al reliquario che contiene il cuore di Santa Rosa. Ne riprende la pianta triangolare e le forme. Lo donò papa Pio XI alle suore clarisse ed è un pezzo importante della tradizione, che i facchini portano per le vie della città durante la processione del 2 settembre.

La statua della Santa

In cima alla mole è posta la statua della patrona. Da sottolineare i tratti del viso da bambina.

Le preghiere dei viterbesi dentro le vasche

Le vasche di fontana sotto alle guglie gotiche sono stati pensati come a dei contenitori. All’interno le lettere e i bigliettini che i viterbesi scrivono durante l’anno alle suore di Santa Rosa. Si tratta di richieste, di preghiere, di voti. Sono i pensieri d’amore e d’aiuto che i viterbesi rivolgono alla patrona. Un elemento pensato dall’ideatore Raffaele Ascenzi per rendere il trasporto più vivo e avvicinare sempre più la Macchina alle persone, che è la cosa più importante.

Pesante all’occhio

Ascenzi, oltre a essere l’ideatore di una precedente Macchina è stato anche facchino di Santa Rosa. Conosce dunque bene che tipo di Macchina vuole portare un facchino. Una struttura imponente, che deve sembrare importabile. Deve apparire di un peso incalcolabile.

Il perché del nome

Gloria come ‘Gloria excelsior’, una musica bellissima scritta da Vivaldi e che ha ispirato il lavoro di progettazione dell’architetto e del suo team di lavoro. Lo stesso Ascenzi nel giorno della vittoria del suo bozzetto ha dichiarato: “L’abbiamo chiamata ‘Gloria’ perché celebra i tanti trasporti gloriosi che si sono succeduti nei secoli. Tutti per portare in trionfo la patrona tra le vie della città”.

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