Pericolo allagamenti a Viterbo, un tombino ogni tre è otturato
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VITERBO - C'è meno possibilità di trovare la "sorpresa bella" (una su cinque) nel mitico ovetto Kinder che di inciampare con gli occhi in un tombino messo fuori uso nella sua funzione di drenare l'acqua piovana. 

Un “tombino su tre” di quelli presenti sul territorio del comune di Viterbo è ostruito da sporcizia. C’è meno possibilità di trovare la “sorpresa bella” (una su cinque) nel mitico ovetto Kinder che di inciampare con gli occhi in un tombino messo fuori uso nella sua funzione di drenare l’acqua piovana. 

La bomba d’acqua del 27 agosto scorso, che ha allagato interi settori del capoluogo (Riello, sottopassaggio di Raniero Capocci, Poggino, etc) rischia di essere stata soltanto un monito di quello che potrebbe accadere davanti a piogge ancora più insistenti. L’assessore Floris ha parlato di collettori sotto l’asfalto delle strade troppo piccoli e su cui ha promesso sopralluoghi. Sicuramente ha ragione perché erano stati progettati in altri tempi quando le piogge non avevano la consistenza attuale. Però è anche vero che la situazione dei tombini è indecente da troppi anni ormai. 

Ci siamo presi la briga di fare un giro a piedi in diversi quartieri e abbiamo visto “cose turche”. Veramente un tombino su tre, quindi a spanne il 30%, risulta ostruito. Ne abbiamo trovato addirittura uno in via Monti Cimini, all’innesto con una via che porta ad alcuni cancelli, che è stato quasi completamente cementato. Avete capito bene: sopra c’è il cemento. Questo perché, ci spiega un abitante del quartiere, quando hanno fatto i lavori del bonus 110 nel palazzo vicino la ditta ha pensato bene di sversarci dentro del cemento. 

Palazzo dei Priori farebbe bene ad agire in emergenza sulla situazione perché le conseguenze di un non intervento potrebbero rivelare sorprese e danni amarissimi da digerire. Per dirla con uno slogan “è ora di pulire i tombini”. 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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