Percorso fitness dei Cimini e area pic-nic ridotti a pezzi (guarda le foto)
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Rotto, spaccato, ridotto a pezzi, dimenticato, abbandonato a se stesso. Questa la storia di una delle aree verdi dove i viterbesi sono soliti cercare ristoro dal caldo dell'estate. Ci troviamo sui Monti Cimini, lungo la Strada Canepinese.

Rotto, spaccato, ridotto a pezzi, dimenticato, abbandonato a se stesso. Questa la storia di una delle aree verdi dove i viterbesi sono soliti cercare ristoro dal caldo dell’estate. Ci troviamo sui Monti Cimini, lungo la Strada Canepinese.

Per raggiungerlo basta dal capoluogo andare verso la locale montagna, girare al bivio di Canepina e mettere la freccia a destra dopo poche centinaia di metri. Ci si accorge di essere arrivati nel posto giusto quando si iniziano a vedere decine di auto parcheggiate.

Peccato che questo grande parco, sotto le cure della Comunità Montana dei Monti Cimini, sia evidentemente stato lasciato a se stesso. Con palese scarso rispetto delle tantissime persone che ogni giorno, specie in estate, continuano a venirci.

Il percorso fitness è ormai fatto a pezzi, tanti dei quali spariti nel nulla. Quello che rimane, salvo rare eccezioni, è diventato anche pericoloso. Provate a fare l’arrampicata in corda e probabilmente ne uscirete con qualcosa di rotto. I pali che tengono la struttura infatti oscillano vistosamente appena si prova a spingerli delicatamente con il palmo della mano. Difficile che possano riuscire ancora a tenere il peso di una persona.

Altri ostacoli mostrano chiodi e viti in bella vista. Poi c’è il tema tavoli e panchine dell’area picnic. Tutto senza manutenzione e vistosamente rovinato. Alcuni tavoli sono rotti, così come le panche. Guastate da incuria, agenti atmosferici e vandalismo anche le casette informative.

Ma anche il percorso nel verde, una lunga striscia di terra battuta che taglia il bosco di pini, non è libero da problemi. In alcuni tratti la boscaglia “minaccia” di stringere il passo e sono ben visibili alberi con grandi rami spezzati e ciondolanti.

Così è ridotto uno dei posti più belli dei Cimini. Qui ogni giorno, nonostante tutto, tante persone (soprattutto nel fine settimana) continuano a trascorrere il loro tempo. Domandandosi ogni volta perché tutto quel degrado e quell’abbandono.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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