Perché non c'è una presenza h24 dei tutori dell'ordine nelle zone critiche di Viterbo?
san faustino
Gli Stati Generali La Fune
Si genera allora una condizione di precarietà pubblica che non solo contrasta con gli obblighi di chi amministra la città e di chi controlla la sicurezza sociale, ma anche con il progetto di incentivare l’accoglienza turistica.

IL PUNTO DI VISTA – Caro direttore, prendo spunto dal suo intervento sulla cattiva esperienza al parcheggio del Sacrario, anche a  costo di ripetermi. Il tema della sicurezza urbana si arricchisce ogni giorno di nuove prospettive e di ulteriori valutazioni in termini sociali. Tre sono gli indirizzi di studio offerti dalla sociologia.

Il primo è costituito dalla questione della sicurezza percepita: per il cittadino, sentirsi sicuro non dipende solo da parametri oggettivi o statistici ma dalla comparazione tra un prima e un dopo nel suo territorio. Il che può significare che ci si può sentire più sicuri nel Bronx di New York o al Rogoredo di Milano che a S. Faustino a Viterbo se lì la criminalità, e più in generale il pericolo, restano stabili o diminuiscono, seppur su grandi numeri, mentre qui aumentano o comunque assumono toni soggettivamente eclatanti anche se numericamente contenuti.  In tal caso, siamo di fronte al più ampio concetto di sicurezza, inteso come “security”, senso di sicurezza generale.

Il secondo aspetto, strettamente legato al primo, è quello dell’ordine pubblico  inteso in senso tradizionale, cioè il contrasto al crimine. Siccome quel che conta, specie per una Amministrazione o per il sistema di controllo dell’ordine pubblico, è come viene affrontato quotidianamente il problema dai cittadini sia sul piano motivazionale e comportamentale sia su quello economico-commerciale e sociale, è chiaro che si tratta di un aspetto che va affrontato e governato con grande attenzione.

Per Viterbo, sappiamo ormai che il novanta per cento degli episodi criminosi si svolge a S. Faustino, con dilatazioni varie verso il parcheggio del Sacrario e infiltrazioni nelle vie meno battute del resto del centro storico: pestaggi, aggressioni, vandalismi, cani pericolosi lasciati liberi di marcare a piacimento il territorio proprio e soprattutto quello dei padroni; e ovviamente spaccio, prostituzione, guerre per bande spesso di origine etnica.

Il quadro è  alimentato da un processo di ghettizzazione dei soggetti più emarginati, già di per sé difficili da reinserire a pieno titolo nel tessuto sociale: alcune tipologie di immigrati, indigenti, senzatetto. Il terzo aspetto è legato alla sicurezza del cittadino riguardo al traffico, alla condizione di strade e marciapiede, alle barriere architettoniche; problemi che sono di ordine pubblico tanto quanto trovarsi per caso in mezzo a una rissa di strada. Anzi, ne consegue un rischio per l’incolumità pubblica spesso ancor più grave.

Secondo e terzo aspetto quindi si legano strettamente non solo all’impressione di precarietà di fronte al rischio, alla security, ma alla “safety”, cioè alla protezione fisica della persona. Si genera allora una condizione di precarietà pubblica che non solo contrasta con gli obblighi di chi amministra la città e di chi controlla la sicurezza sociale, ma anche con il progetto di incentivare l’accoglienza turistica, a livello anche internazionale, e il miglioramento complessivo della qualità della vita della Città.

E, su questo, occorrerà riflettere, perché se (colpevolmente) non fosse considerato sufficiente preoccuparsi delle emozioni dei cittadini, certamente occorrerà farlo per i loro portafogli. Non c’è posto per motivazioni del tipo “mancano le risorse, il personale”, ecc.: una vita, l’integrità fisica di una persona valgono più di una stagione teatrale o della sistemazione estetica di una piazza.

Questione di graduatorie, ovviamente, e qualcuno la penserà diversamente, ci mancherebbe. Ma qui voglio citare di nuovo l’opinione di un diciottenne viterbese di dodici anni fa, espressa nel corso di una indagine già citata altrove sulla percezione della sicurezza tra i giovani viterbesi: ”E’ più importante coprire le buche nelle strade e ridipingere le zebre sbiadite degli attraversamenti pedonali che far passare la Macchina di S. Rosa, perché senza quelle si muore, senza la Macchina si sopravvive uguale”.

Comunque, passiamo alla pars costruens: dove sta il Controllo di Vicinato? Perché non c’è una più serrata presenza e/o vigilanza di tutori dell’ordine H24 nei luoghi critici della città? Perché non pensare di de-ghettizzare S. Faustino con una mirata ed equilibrata opera di gentrificazione del quartiere? Perché non progettare un più attiva politica di socializzazione delle minoranze, quindi una vera rigenerazione urbana, mirata anche sull’inclusione? Perché non rivedere la sicurezza della circolazione pedonale dei cittadini? E via operando…

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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