
IL PUNTO DI VISTA – Mi piace pensare che la nostra Costituzione, giudicata una delle migliori al mondo e nata dai sacrifici di un popolo che anelava a giustizia, libertà e uguaglianza, sia una un punto fermo per la condotta di noi cittadini; nell’indicare i valori di base, nel promuovere il rispetto tra gli individui, nel difendere la dignità dell’Essere Umano, nel restare libera da ideologie e interessi di parte, nel garantire a tutti una qualità della vita sempre migliore.
In questi anni una delle battaglie più intense, per realizzare a pieno gli ideali costituzionali, è la parità di genere, un’altra è quella di una informazione libera, autorevole, non manipolatoria o retrograda. Difficile negare che la cultura occidentale abbia costruito il miglior sistema di valori, che riescono a garantire all’un tempo la dignità dell’individuo, la sua partecipazione alla vita sociale e comunitaria, l’assunzione di responsabilità personali a favore della convivenza, un libero pensiero attivo, creativo, ma allo stesso tempo in grado di riconoscersi negli interessi collettivi, come quando si ribadisce che “la mia libertà termina ove inizia la tua”.
Tutto questo è un patrimonio etico-sociale che non si riscontra altrove sul pianeta, tanto meno in quel tanto citato e apprezzato Oriente che ha certamente prodotto raffinate forme di meditazione e di liberazione interiore individuale, ma proprio per questo si rivela incapace di produrre sistemi sociali in grado di esaltare a livello collettivo l’uguaglianza, la libertà, la partecipazione, insomma la democrazia.
Tutto ciò esalta il rispetto della Legge, quando questa è frutto di uno sforzo collettivo, non è l’imposizione di una dittatura, di un’autarchia elitaria, ma il prodotto della partecipazione democratica di un intero popolo, pronto semmai a modificare e migliorare le regole laddove non realizzino a pieno gli ideali e i valori della democrazia, quindi dell’uguaglianza e della libertà.
C’è ancora da battagliare, certo. Ad esempio uguaglianza e inclusione ancora traballano per quanto riguarda i rapporti di genere, gravati da condizionamenti storici e antropologici che vengono da molto lontano e che non è facile rimuovere. In questi anni ci siamo venuti a trovare ad un punto di svolta. Da un lato infatti la nostra Costituzione, la nostra Etica sociale ci spinge ad accogliere e a ospitare tutti coloro che hanno bisogno, che fuggono il pericolo e la mortificazione della loro identità fisica e sociale. Dall’altro, tuttavia, non possiamo tollerare che i nostri principi etici, le conseguenti regole che ci siamo dati, le nostre lotte per una uguaglianza vera vengano disattesi, contrastati.
Quindi, chi viene da noi a chiedere rifugio e speranza deve anche sottoscrivere in toto proprio quelle regole in base alle quali è stato ritenuto giusto, doveroso e possibile accoglierlo. In tal caso, un Paese che sta ancora lottando per la parità, la libertà, l’uguaglianza, e soprattutto oggi per quella di genere, non può ospitare in nome della democrazia e della giustizia chi attenta proprio a questi valori basilari in nome di un proprio credo religioso. Richiamo a una frase evangelica: “non si puo’ servire Dio e Mammona”. Sorprende allora che quelle stesse forze politiche che si impegnano per l’uguaglianza di genere siano anche tra i principali difensori della diversità ideologica ed etica anche quando questa attenta ai valori costituzionali e ai diritti della donna.
Perché la diversità declamata dal fascismo e dal razzismo si può e si deve demonizzare e magari soffocare, e quella imposta dall’islamismo dovrebbe essere tollerata? Perché scandalizzarsi per quel saluto romano a Predappio e far finta di niente per la quotidiana divisione fra uomini e donne nella moschea, per il niqab che copre il volto intero della donna, per il culto di un assolutismo religioso che impegna anche sul piano civile e politico?
Qui, in Italia dico: non a La Mecca o a Kabul. Perché lasciare quasi esclusivamente nelle mani di forze politiche antidemocratiche, estremiste, razziste questo discorso, invece che farne una bandiera di libertà, di giustizia, di uguaglianza, di parità di genere, di democrazia sostantiva, e di diritti costituzionali? Dove sono i cortei della cosiddetta sinistra, quelli che rivendicano i giusti diritti proPal, a protestare anche contro il segregazionismo di genere dell’Islam perfino qui, in Italia? A proposito di leggi costituzionali, mi si consenta un’altra riflessione, sul caso della famiglia naturalistica di Palmoli in Abruzzo .
Certo, ciascuno ha il diritto di vivere come meglio crede se non fa del male a nessuno; anche di fare i propri bisogni all’aperto, come i poveri neanderthaliani di tanti millenni fa. Tuttavia nella legislazione italiana, e in diretta derivazione dai primi e fondanti principi costituzionali di questo Paese, vale un punto fermo: il diritto/ dovere a frequentare la scuola dell’obbligo. E se tu, italiano o straniero che sia, vuoi vivere in questo ameno paese mediterraneo piuttosto che in Norvegia o in Australia, alle leggi del posto devi comunque attenerti. Quindi, per esempio, non puoi impartire lezioni ai tuoi figli senza mandarli a scuola; tutto ciò configura una sottrazione agli obblighi giuridici che regolano la civile convivenza in questo Paese e che sono anch’essi il frutto di una battaglia per la libertà e l’uguaglianza, senza che entro la famiglia si creino imposizioni e principi che violano i valori di base di una società libera.
Dice: chiunque ha diritto di esprimere le proprie convinzioni se non lede interessi altrui; così, quando i genitori di quella famiglia asseriscono che intendono liberarsi dalla tossicità della vita moderna, nel più puro stile no vax e aderendo all’idea della “decrescita felice, si possono criticare, ma occorre rispettare le loro idee. Tuttavia quando si arrogano anche il diritto di disporre come credono del futuro dei figli minorenni, qualcosa sul piano giuridico costituzionale e sul piano etico comincia a scricchiolare.
Come si vede, non è questione solo di Islam, ma anche di tutti quegli orientamenti asociali che ritengono di poter fare di testa propria in una civile convivenza e in uno stato di diritto regolato da una Costituzione garantista dei diritti inviolabili dell’Essere Umano. E sorprende che un tal ministro così sollecito nel reclamare il rispetto della Costituzione da parte degli immigrati afroasiatici, si mostri così tollerante verso una famiglia di origini straniere (ma di bianca epidermide) che, comunque la si veda, non si limita a vivere “diversamente”, ma si sottrae anche agli obblighi derivati dal vivere in un società regolata dalle leggi, preferendo l’anarchico orizzonte del fai-da-te.


















