Per utilizzare gli autobus servirebbe un servizio realmente presente: il caso di San Martino
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Nei giorni feriali, l’ultima corsa di un bus pubblico per S. Martino al Cimino (Linea 11) parte alle 19.30. Quindi, se non sei patentato o automunito, affrettati a fare la passeggiata o lo shopping a Corso Italia o al Centro commerciale del Riello in tempo utile, sennò resti a piedi e devi trovarti un passaggio. E scordati l’apericena…

IL PUNTO DI VISTA – Ancora a proposito di PUMS. A Viterbo, il potenziamento delle linee di trasporto pubblico urbano – circolari, navette o che altro – deve svolgere due compiti fondamentali: a) ridurre il peso del traffico automobilistico privato con conseguenze benefiche sia sulla circolazione che sull’inquinamento da polveri sottili; b) offrire possibilità di spostamento a chi non è in possesso di mezzi privati o non ha la patente.

L’uno, quindi, riguarda uno sviluppo sostenibile – espressione questa che non è una moda o un meme, ma una necessità degli anni a venire – l’altro invece ha a che vedere con i processi di inclusione e di uguaglianza sociale che sono condizione sine qua non di una società civile.

Tuttavia, non viviamo in una metropoli, i cui abitanti sono abituati da un secolo ad usare bus, tram e metro per spostarsi con facilità da un luogo all’altro; viviamo in una piccola città un po’ leziosa dove basta poco per pavoneggiarsi o al contrario per diventare bersagli di maliziose considerazioni ad personam.

Così, salire su un bus urbano da noi significa spesso fare la figura degli sfigati: ragazzi senza motorino (mavalà…!), signore e signori senza patente (ommioddio!), indigenti e immigrati che non possono permettersi un mezzo personale (poveracci!). Al contrario, anni fa la prima cosa che facevi con l’auto nuova fiammante era quella di girare in lungo e in largo per il centro, solo per esibirla; e oggi, possedere un auto e usarla per ogni dove non sarà più un simbolo di status, ma resta uno strumento di libertà.

Per diminuire l’uso dell’automobile dovrebbero quindi funzionare degli incentivi o dei dissuasori. Gli incentivi sono difficili da adottare: quale migliore opportunità di caricare la propria macchina di beni acquistati in un centro commerciale senza alcuna fatica, o di trovare un parcheggio a portata di mano dopo un aperitivo tra amici oppure una cenetta romantica?

I dissuasori rischiano di rovinare la carriera di una intera giunta comunale, se diminuisce i parcheggi e altre comodità per costringere la gente a usare il mezzo pubblico. Non a caso, oggi i PUMS trattano di allargare le aree di parcheggio, con invenzioni urbanistiche di ogni genere, dalle grandi aree di prossimità come a Porta Faul, ai multipiano e alle scale mobili vagheggiati ad esempio per Piazza del Sacrario. L’offerta di trasporto pubblico al cospetto sembra quasi una ulteriore opportunità, una chicca curiosa per chi vuole sperimentare nuovi stili di vita.

Ma non è questo. Il potenziamento delle linee di trasporto pubblico è una questione di democrazia, di uguaglianza e di inclusione sociale. Cioè è un fatto “politico”. Ovvero, una questione di etica della convivenza organizzata. Viterbo ha diverse frazioni. Dove abita un quinto della popolazione cittadina. Alcune distanti dal centro diversi chilometri. Senza contare i nuovi quartieri periferici, che ormai si stanno allontanando in modo significativo dal centro storico.

Ebbene, i loro abitanti hanno diritto alle stesse opportunità degli altri anche nel caso in cui non dispongano di un mezzo proprio. Hanno diritto a partecipare a un evento in centro, ad andare a cena in centro, sia nei giorni feriali che in quelli festivi, senza doversi far accompagnare da amici e parenti condiscendenti, ma usufruendo dei servizi pubblici di mobilità.

Porto un esempio. Nei giorni feriali, l’ultima corsa di un bus pubblico per S. Martino al Cimino (Linea 11) parte alle 19.30. Quindi, se non sei patentato o automunito, affrettati a fare la passeggiata o lo shopping a Corso Italia o al Centro commerciale del Riello in tempo utile, sennò resti a piedi e devi trovarti un passaggio. E scordati l’apericena…

Ma è peggio la domenica e i festivi (vedi tabella allegata). Se vuoi tornare a casa, alle 16,40 fatti trovare a Porta Romana; oppure parti alle 18,10 da Riello, ma scendi a Belcolle-S.Rosa, poi di lì procedi a piedi, in fin dei conti sono solo quattro chilometri al buio lungo la provinciale; tutta salute. In ogni caso, scordati gli eventi delle feste in centro o una cena, a meno di non lucrare un passaggio da amici e parenti in vena di concessioni e favori.

Tutto ciò è incivile da un punto di vista di servizio pubblico, che deve essere offerto a tutti, anche se si trattasse di un solo fruitore; e di certo invita, piuttosto che dissuadere, all’uso del mezzo privato. Buon PUMS.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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