
Mette ancora paura nella Tuscia il problema dell’arsenico. Una piaga che, secondo le direttive emanate dalla Comunità Europea, andava debellata entro il primo gennaio 2013, oltre 3 anni fa, ma che ancora attanaglia ben 16 comuni del viterbese. Si è tentato di tutto, almeno a parole. Sono stati realizzati dei dearsenificatori, che secondo i sindaci dei comuni interessati ogni tanto funzionano e altre volte no. Fatto sta che il problema persiste e va trovata una soluzione.
Che i dearsenificatori non vanno bene lo conferma anche Riccardo Valentini, consigliere del Pd alla Pisana. “Sappiamo che la situazione è fragile – dice il consigliere ai microfoni de Il Messaggero – ma ce la siamo trovata: l’ha deliberata la precedente giunta. Non è sostenibile: il sistema è delicato, i filtri si inceppano”. L’altalenamento dei valori è ormai il terrore dei cittadini dei 16 comuni coinvolti, che a tratti si vedono arrivare ordinanze di non potabilità che vanno e vengono.
Il limite fissato per legge ormai 3 anni fa è di 10 microgrammi per litro, ma spesso la soglia viene superata, a volte anche raddoppiata. Una situazione insostenibile per i Comuni e per i sindaci, costretti a dover controllare i valori spesso e a dover vietare il consumo di acqua con la stessa frequenza. Questi i Comuni dove i dati sono ancora fuori scala: Bagnoregio (11, 15 e 16), Castiglione in Teverina (18), Civita Castellana (11, 11, 13 e 16), Civitella d’Agliano (12), Fabrica di Roma (12, 23, 34 e 45), Farnese (22), Grotte di Castro (11), Lubriano (12), Monte Romano (16,5), Nepi (17 e 18), Ronciglione (11, 13 e 13), Sutri (13), Tuscania (12, 15, 16 e 24), Vejano (11), Vetralla (11, 11, 12, 12 e 13) Villa San Giovanni in Tuscia (15,5).
Secondo Valentini, però, esistono due soluzioni al problema. La prima, adatta per la parte nord del viterbese, è quella dell’adduzione di acqua dal Tevere da inserire nella rete idrica per miscelazione, abbassando così il valore dell’arsenico per litro contenuto. L’altra, che riguarda più che altro la zona dei Cimini e il sud della Tuscia, è quella di scavare nuovi pozzi su falde “pulite”. Secondo il consigliere, infatti, esiste uno studio del professor Piscopo su quest’opzione e i costi sarebbero limitati.
Oltre alle soluzioni, poi, Valentini avrebbe in tasca anche una tabella di marcia: si parte con lo scavo dei nuovi pozzi, poi si procede con il lavoro sulla rete idrica e le acque del Tevere, che è un lavoro più complicato. Ma non c’è tempo da perdere, secondo il consigliere, che vorrebbe iniziare i lavori a partire dal prossimo anno e finirli il prima possibile.
Ancora nulla è deciso, però, e queste soluzione potrebbero non arrivare mai, nonostante siano ormai quasi 4 anni che i Comuni della Tuscia erogano acqua con livelli di arsenico fuori legge e i cittadini continuino a pagare per un servizio che, di fatto, non possono neanche sfruttare.


















