Per due volte ci ha provato Sgarbi, poi il nulla. Viterbo ha bisogno di mostre d'arte di livello. L'esempio di Perugia che sta "sbancando"
Modigliani alla Galleria Nazionale dell'Umbria
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E così la città perde tempo. Il suo "lancio" (per parlare di rilancio, a rigor di logica, dovrebbe esserci stato un lancio precedente di cui non abbiamo memoria e di cui non cogliamo i segni) d'immagine attende.

VITERBO – A cento chilometri dal capoluogo della Tuscia esiste un’azione culturale che ha un nome interessante: ‘Un capolavoro a Perugia’. E’ stata lanciata nel 2024 dalla Galleria Nazionale dell’Umbria e sembrerebbe destinata, potete scommetterci, ad avere lunga vita. Tutto è cominciato nel 2024 quando è arrivata dalle parti di Corso Vannucci un’opera straordinaria: ‘Le tre età’ di Gustav Klimt. Nel 2025 il “capolavoro” scelto è ‘Nu couché’ di Amedeo Modigliani.

Risultato? Gente in fila e persone che arrivano per vedere questi pezzi da Novanta della storia dell’arte internazionale. E Viterbo? Non pervenuta in questa dinamica culturale-turistica. Ci ha provato due volte l’alloctono Vittorio Sgarbi a insegnare agli inquilini di Palazzo dei Priori quanto è importante l’arte. Lo ha fatto prima nell’era di Leonardo Michelini. Nel 2013 fu il curatore di un’azione destinata a segnare la città: una mostra ‘Tra sacro e profano’ che ha portato i capolavori viterbesi di tale Sebastiano Del Piombo fuori dal polveroso e sempre dimenticato Museo Civico di Piazza Crispi esponendole in sala Regia. Un’operazione culturale d’altissimo profilo.

Finì male, gli iniziarono a contare i biglietti venduti e altre cialtronerie. Poi Sgarbi è tornato e ha fatto anche l’assessore per un breve periodo dell’attuale amministrazione. E infatti in città c’è stata una mostra di grande rilievo su Michelangelo e altre minori. Anche in quel caso non è stata compresa la lezione sgarbiana. Lui ha indicato la strada per risollevare l’immagine di una città non proprio messa bene ma anche in quel caso gli autoctoni pensarono di contare i biglietti venduti.

Oggi Viterbo è nuda sotto il piano dell’arte. Mancano iniziative di livello e iniziative potenti come quella di ‘Un capolavoro a Perugia’ non stanno neanche nei meandri della sala del Consiglio. La maggioranza non ci pensa, le opposizioni non propongono perché probabilmente più interessate al mainstream dell’erba e della buca.

E così la città perde tempo. Il suo “lancio” (per parlare di rilancio, a rigor di logica, dovrebbe esserci stato un lancio precedente di cui non abbiamo memoria e di cui non cogliamo i segni) d’immagine attende. Magari un giorno, quando non ci saranno più i contapersone in carne e ossa ma i cervelli veri sotto gli Ercoli dipinti ne potremo parlare e scrivere.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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