

di Francesco Mattioli
VITERBO – Caro Direttore,
sulle pagine dei quotidiani – online e non – di Viterbo si leggono continue lamentele dei cittadini contro l’Amministrazione del Comune, con riguardo alla condizione delle strade, delle vie, dei giardini, dei parchi, della sicurezza, dell’igiene, dei servizi pubblici, e via di seguito.
E’ una consuetudine che è insita nei rapporti stessi tra chi governa e chi è governato, se ne parla dai tempi della rivoluzione francese, quando venivano raccolti i cahiers des doléances della popolazione.
Oggi, in una democrazia che si vuole e si spera partecipata, certe osservazioni e denunce assumono un particolare valore perché sono degli indicatori del successo di un governo della Città. E si tratta di richieste che a Viterbo si ripetono ad ogni nuova amministrazione: il che vuol dire che non sono contro questo o quel sindaco, anche se spesso sono stimolate e provocate ad arte dall’opposizione, ma indicano bisogni reali diffusi tra la popolazione.
Allora, prendo spunto dai rimbrotti che più volte Giulio Della Rocca ci fa sulle pagine de La Fune, quando dice che occorre pensare ai fatti e non alle chiacchiere, e senza tanti svolazzi letterari vado al sodo della questione. L’ho fatto, invano, con almeno tre sindaci diversi, e non da solo, ma in compagnia di persone sagge e competenti; ma certe osservazioni non sono state recepite da nessuno. Pazienza; forse non sono importanti, ma quarant’anni di osservazione delle cose di Viterbo da un trespolo accademico che si occupa di problemi sociali mi stimola ad insistere. Allora, vado:
1. Il successo di una Amministrazione non si misura solo dai progetti realizzati, ma dalla capacità di ascolto dei bisogni dei cittadini, anche di quelli apparentemente banali.
2. C’è un diffuso e costante malumore dei cittadini per l’inefficienza di certi servizi correnti e sulla letargia dell’Amministrazione nel provvedere. Come detto, si tratta di problemi ordinari relativi alla condizione delle strade, delle vie, dei giardini, dei parchi, della sicurezza, dell’igiene, dei servizi pubblici, del traffico, dell’ornato cittadino, ecc. Alcuni molto importanti per la sicurezza, ma sottovalutati (traffico, strisce pedonali, igiene pubblica), altri relativi al decoro urbano (che in una città “turistica” e “culturale” fa la differenza), altri alla vita di relazione negli spazi pubblici (parchi, giardini, ecc.).
3. Certo, ci sono altri problemi: assistenza sociale, cultura, sanità, scuole, autorizzazioni… ma poi il cittadino che quotidianamente vive la Città vede quei problemi che coinvolgono tutti immediatamente, di chiunque si tratti.
4. Un’ Amministrazione non deve lasciare ai giornali il compito – pur apprezzabile e meritorio, quando non strumentale – di farsi cassa di risonanza dei desiderata dei cittadini. Deve saper fare ascolto; costante e disponibile; raggiungibile in modo facile ed evidente. Asserire sottovoce, tra gli amministratori, che i cittadini non si rendono conto dei veri problemi della città (l’ho sentito dire con le mie orecchie decine di volte negli ultimi vent’anni…) è un atto di autoreferenziale superbia e di scarsa attenzione alla comunità.
5. Per fare ascolto non bastano gli sportelli informatici, che pochi vanno a cercare su un sito comunale; non bastano gli “uffici al terzo piano” di una sede amministrativa; né è giusto che si realizzi lungo le linee comunicative informali dell’amico dell’amico. Molto meglio uno o più luoghi di ascolto pubblico, costantemente presenti, che siano un gazebo o un box in un luogo centrale, dove chiunque può fermarsi, a piedi o in auto, per depositare le proprie osservazioni e le proprie richieste. Me li immagino a Via Marconi, sotto i portici a Piazza del Plebiscito, al parcheggio dinanzi agli uffici di via Garbini, perfino nei centri commerciali più visitati.
6. In questi punti di ascolto un impiegato dotato dei dovuti strumenti informatici registra l’osservazione che e poi gira ad un apposito ufficio tecnico centralizzato in grado di controllare in tempo reale: a) la veridicità del problema; b) le necessità tecniche; c) la disponibilità temporale dell’intervento; e quindi di risolvere la questione in tempi brevissimi.
7. La puntualità dell’analisi e dell’intervento, da effettuare nel giro delle 24/48 ore o comunque della settimana a seconda dell’urgenza (le strisce pedonali, ad esempio, vanno restaurate subito, così come le condizioni igieniche), sempre che non si tratti di operazioni che richiedono interventi tecnici più elaborati, per i quali è comunque importante l’avvio tempestivo dei lavori, è assicurata da un meccanismo di pronto intervento istituzionalizzato.
8. L’istituzionalizzazione del pronto intervento, che “salta” i passaggi burocratici, si ottiene dividendo la città in aree e dando in appalto ciascuna di esse ad una ditta che si impegna rispetto a) a tutti i campi di applicazione (asfalto, verde pubblico, igiene, sicurezza degli spazi urbani), b) alla tempistica, c) al lavoro a regola d’arte. Per alcuni altri aspetti, relativi ad atti criminosi o illeciti, ovviamente interviene l’Autorità di Pubblica Sicurezza sollecitata dagli uffici ma anche dalla sorveglianza di vicinato in via di costituzione in vari quartieri. Le ditte hanno un budget calcolabile in via preventiva e dei vincoli operativi già contrattualizzati, quindi l’immediatezza dell’intervento non può avere ostacoli né finanziari, né burocratici.
9. Tutto ciò significa ascolto, sollecitudine verso la comunità, rispetto per la convivenza urbana. Cioè quello per il quale una Amministrazione è stata eletta. Fermi restando i grandi progetti che, ovviamente, hanno tempi più lunghi e presuppongono orientamenti e scelte di valore prettamente politiche.
10. Di passata, tutto ciò significa anche vantaggio personale degli amministratori presso l’opinione pubblica e contrasto alla prassi propria di qualsiasi opposizione politica di arzigogolare critiche superficiali e strumentali verso chi governa.
11. Nell’agire umano, e segnatamente politico, l’immagine è importante quanto la sostanza; non è un‘ opinione, è un dato di fatto analizzato scientificamente a spiegare le dinamiche della comunicazione tra potere e società. Chi la pensa diversamente non conosce veramente la società e non è in grado di governarla a pieno.

















