Pensiero - "La demagogia del "moderato" che annacqua la destra"
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Dalle colonne de Il Sestante il nostro David Crescenzi ha lanciato un appello a rimettere al centro della politica la cultura, per recuperare le idee e le prospettive e arginare le mode lideristiche del momento. Ha invitato La Fune ad aprire un dibattito sul pensiero e subito è arrivato un punto di vista, quello del giovane Luca Proietti Scorsoni.

Dalle colonne de Il Sestante il nostro David Crescenzi ha lanciato un appello a rimettere al centro della politica la cultura, per recuperare le idee e le prospettive e arginare le mode lideristiche del momento. Ha invitato La Fune ad aprire un dibattito sul pensiero e subito è arrivato un punto di vista, quello del giovane Luca Proietti Scorsoni. 

Abbiamo deciso quindi di aprire il richiesto spazio di riflessione e chiamarlo appunto “Pensiero”. Pubblicheremo all’interno i pareri e i punti di vista che saranno inviati a Crescenzi e alla redazione de La Fune (info@lafune.eu). Questo perché siamo fermamente convinti dell’importanza della politica, perché da questa e dalla sua qualità e dalla qualità dei suoi uomini dipendono i destini del territorio e dei cittadini che ci abitano.

 

L’INTERVENTO DI LUCA PROIETTI SCORSONI

La cultura politica nel mio mondo, che per semplicità chiamerò Destra ma in un senso concettuale molto ampio, ha rinunciato al suo ruolo principe quando l’appellativo ondivago e decisamente equivoco di “moderato” ha soppiantato l’uso di una semantica, diciamo così, più appropriata alla nostra “forma mentis”.

E così ci troviamo dinnanzi al paradosso che mentre gli “altri” si definiscono liberali a prescindere, “noi” mettiamo in risalto un’inclinazione comportamentale a discapito di una categoria dello spirito ancor prima che politica. In pratica si è fatta carne quella fraseologia demagogica della cui pericolosità un certo Von Mises metteva in guardia in un suo famoso e, a questo punto preveggente, libello datato 1926 e intitolato, non a caso, Liberalismo.

Dacché, se non curiamo la confezione figuriamoci il suo contenuto. Da declinare al plurale, ovvio. Del resto di sensibilità politico culturali ne esistono a iosa e se vogliamo avviare un processo “fusionista” finalizzato a rendere la Destra più robusta, sia in termini ideali che fattuali, dobbiamo forzatamente scandagliare le molteplici istanze conservatrici, liberali e popolari.

Lo fecero negli Stati Uniti a partire dalla metà degli anni ’60, grazie in primis al senatore Goldwater. Egli, assieme ad altri intellettuali quali Frank Meyer e Richard Weaver, diede corpo ad una lunga e, per certi aspetti, carsica elaborazione culturale funzionale a rintracciare un collante che potesse far coagulare le molteplici sensibilità dell’arcipelago conservatore americano – si pensi ai paleocon, agli anarco-capitalisti, ai geolibertari, agli oggettivisti, ecc – dando così l’avvio a quella fase embrionale che avrebbe poi portato alla nascita del G.O.P. (Grand Old Party), ovvero il Partito Repubblicano dei Reagan e dei Bush.

Diciamola tutta: se qualche volta si gettasse lo sguardo oltreoceano si potrebbero carpire molte informazioni utili per tentare di rigenerare la nostra Destra, sempre tenendo ovviamente conto dei differenti contesti sociali, storici e politici che separano le due sponde dell’Atlantico Per dire, in tal modo, si apprenderebbe che i neocon non nacquero con Bush jr e l’esportazione della democrazia non fu la loro unica ragion d’essere, tutt’altro: si pensi alla filosofia sociale del conservatorismo compassionevole, fiorita nel cuore del ventesimo secolo, capace di oltrepassare gli steccati ideologici tipici di una diatriba consunta sorretta dalla contrapposizione pubblico-privato.

Ora, potremmo definire il tutto come un sistema integrato di inclusione attiva, ma tant’è. E questo è solamente una minima parte del lavoro fatto e di quello che necessariamente dovremmo, se non altro, abbozzare. In realtà qualcosa venne tentato anche alle nostra latitudini. Basti pensare alle origini di Forza Italia quando il Cav – bontà sua – mise assieme una squadra dei professori che avrebbe dovuto mescere all’interno del nuovo partito quelle che al tempo – siamo nel ’94 – erano delle vere e proprie eresie: liberalismo, cattolicesimo popolare, socialismo riformista di stampo rosselliano, conservatorismo comunitario e nazionale e federalismo competitivo. I nomi dei dotti risuonano tuttora nei cuori dei liberali d’antan: da Martino a Vertone e da Mathieu a Urbani passando per Antiseri, Melograni, Colletti, Baget Bozzo, Marzano, Pera e molti altri. Ma dal “risuonare” al piacere di ascoltare nuovamente una certa narrazione il passo purtroppo appare lungo e difficoltoso.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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